SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La cultura delle riforme tra Otto e Novecento

Maurizio Degl'Innocenti (a cura di)

Manduria-Bari-Roma, Lacaita, pp. 397, euro 18,00 2003

Eric Hobsbawm ha discusso in maniera assai problematica la questione della ?partigianeria? nelle scienze sociali ed in particolare nella storia. La ?partigianeria? non ha funzione necessariamente negativa, soprattutto quando, pur muovendo da esigenze di carattere politico ed ideologico, serve come input per aprire nuovi orizzonti agli studi. Così una storiografia specifica del ?riformismo?, del ?riformismo socialista?, ha cominciato a muoversi in forma autonoma nell'Italia della seconda metà degli anni Settanta, in evidente e stretto rapporto ad esigenze di legittimazione di un preciso indirizzo politico. Ciononostante, come in genere sempre succede quando si ha a che fare con una storiografia professionale, al di là di sbavature altamente polemiche e fortemente ideologiche, gran parte dei lavori sul campo ha aperto prospettive di notevole interesse ed ha dato risultati di sicuro valore. A distanza di vent'anni dall'aprirsi di quella stagione, ed in una nuova stagione politica in cui il ?riformismo?, questa volta senza aggettivi, sembra diventato l'orizzonte unico della dimensione politico-ideologica, la storiografia conserva ancora le tracce di quel suo particolare inizio. Così nel volume collettaneo oggetto di questa nota sono presenti ancora antichi echi e nuovi motivi legati alle rivendicazioni di una tradizione che per lungo tempo nella storiografia avrebbe trovato scarsi spazi e forte tendenziosità polemica, ma sono anche presenti saggi che aprono nuove prospettive d'indagine ed altri portatori di solidi risultati conoscitivi. Interessanti, ad esempio, le indicazioni di metodo che sono rilevabili nel lavoro di Degl'Innocenti (Scienza, amministrazione e politica nel governo della città. L'esperienza fiorentina, pp. 23-57), indicazioni di metodo relative al rapporto tra disegni riformatori locali e prospettive nazionali delle riforme. Un rapporto che non si costruisce attraverso un disegno lineare, ma che si ricostruisce continuamente attraverso una ridefinizione continua legata a rapporti di forza mutevoli e ad elaborazioni culturali provenienti dalle specifiche esperienze. Così come carattere di novità ha il saggio di Neri Serneri (La città e il governo delle acque tra Otto e Novecento, pp. 353-372) dove la verifica e la complessità dell'iniziativa riformatrice è analizzata in riferimento ad un problema tecnico poco studiato: quello del controllo delle acque. Questione tecnica e questione politica sono però, come risulta dalla ricerca, strettamente intrecciate. Un volume complessivamente utile, visto che il problema del ?riformismo? accompagnerà ancora a lungo la nostra riflessione con strumenti, speriamo, sempre meno ?partigiani?.


Paolo Favilli