SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Filippo Turati e i corrispondenti italiani, vol. I (1876-1892)

Maurizio Punzo (a cura di)

Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita Editore, pp. 605, euro 20,00 2002

Ad un paio d'anni dalla pubblicazione dei carteggi tra Turati e Ghisleri (1876-1926), Maurizio Punzo, uno dei maggiori studiosi del socialismo italiano, ha curato sempre nella collana della Fondazione di studi storici ?Filippo Turati? il primo volume delle lettere dell'importante esponente politico, che vanno dal 1876 al 1892; il libro ? come ricorda lo storico nell'ampia Introduzione ? è un tassello di un progetto volto a far conoscere al pubblico degli studiosi gli interscambi tra i vari esponenti del mondo socialista e che continuerà con la stampa di altri volumi. L'epistolario contiene, tra le altre, le missive di Turati a Leonida Bissolati, Achille Loria, Mario Rapisardi, Napoleone Colajanni, Andrea Costa, Antonio Labriola, Edmondo De Amicis, Camillo Prampolini spesso accompagnate anche dagli scritti dei corrispondenti al leader socialista, utili per ricostruire compiutamente gli oggetti delle discussioni; le lettere, poi, sono corredate da un ampio e utile apparato di note che illustrano vicende appena accennate o delineano il profilo di personaggi a cui si fa riferimento nel testo. Sono anni importanti per il mondo socialista, perché è in questo periodo che viene progettata ?Critica Sociale? e si affrontano i problemi relativi alla fondazione del primo partito dei lavoratori, partito intorno al quale differenti erano le ipotesi e le aspettative. Il 1890 è nettamente dominato dall'epistolario con Labriola ? fortunatamente giunto a noi quasi integralmente ? in cui emerge con chiarezza il rapporto tra i due esponenti socialisti che, a parere di Punzo, nel passato è stato distorto, perché si è ?messo molto l'accento sui dissensi emersi tra di loro al momento della fondazione del partito e preoccupazioni storiografiche relative a momenti successivi della storia del socialismo hanno portato a ingigantire una innegabile diversità di vedute? (p. 49). La lettura delle missive suggerisce invece un giudizio maggiormente articolato, come si evince dalla lettera di Labriola spedita a Turati nell'aprile del 1890, in cui si delineava una prospettiva politica molto simile a quella dell'avvocato milanese: ?Il partito operaio si deve venir costituendo per l'azione spontanea dei lavoratori messi in opposizione col capitalismo dalle stesse condizioni di fatto, e dalla propaganda condotta con oculatezza. Noi socialisti, dirò così, teorici possiamo offrire le armi più generali e comuni, ma non possiamo e non dobbiamo turbare il movimento proletario con proposte anticipate, premature, astratte? (p. 434).


Daniela Saresella