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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Interessi e passioni. Storia dei partiti politici italiani tra l'Europa e il Mediterraneo

Maurizio Ridolfi

Mondadori, Milano 1999

Come l'a. precisa nella Premessa, il libro non è una storia politica in senso stretto né una storia dei partiti, ma una "storia della partecipazione politica" in Italia dall'800 ad oggi. Basato su un'aggiornatissima bibliografia, il volume offre una prima sintesi di alcuni tra i più innovativi temi della nuova politologia storica, con l'aggiunta di una serie di aspetti sociali e culturali spesso trascurati dalla recente storiografia politica. Al centro sta l'evoluzione delle forme associative politiche e delle identità partitiche nel contesto dello sviluppo della cultura e della pratica politica. Il risultato è un riuscito ibrido: una storia sociale della cultura politica. Il libro si articola in tre distinte sezioni: la prima riflette sui fondamenti teorici e culturali dello spazio politico-pubblico in Europa e, in prospettiva comparata, rintraccia la trasformazione della sfera pubblica dall'antico regime alla società borghese. Alle riflessioni sull'impatto che l'emergere del "partito" come espressione della società civile comporta sull'assetto politico-istituzionale sono aggiunte anche considerazioni di tipo antropologico che valorizzano la pratica sociale e culturale nella vita dei partiti. La seconda parte tratta, su questo sfondo, la formazione dei partiti e dell'associazionismo politico nell'Italia risorgimentale e liberale: i percorsi ideologici ed organizzativi delle cinque "famiglie" politiche maggiori costituiscono per l'a. un "apprendistato civile", specie durante il faticoso laboratorio modernizzante dell'Italia liberale. La terza parte è dedicata al '900 italiano, contrassegnato dall'irrompere delle masse nella sfera politica; l'accento dell'analisi passa dalla cultura politica al sistema politico, incapace di adattarsi alla trasformazione accelerata del primo dopoguerra e perciò travolto dal fascismo. È dovuto anche alla sforzata politicizzazione totalitaria della società, se nella Repubblica può emergere un nuovo sistema partitico efficiente, solo in un secondo momento degenerato in "partitocrazia". Prevale comunque una prospettiva che favorisce le varie articolazioni della vita associativa, la pratica e l'evoluzione delle identità politiche rispetto all'operato politico-istituzionale e parlamentare. Se da una parte quest'approccio permette di cogliere lo spazio politico come un campo di tensione, flessibile e in continua modulazione a seconda delle varie spinte sociali, culturali e istituzionali che vi si incontrano, dall'altro lascia poco spazio al ruolo dell'assetto costituzionale e amministrativo, che traspare come fattore negativo contrapposto alla società civile. Sebbene la refrattarietà del sistema politico in Italia sia stata un ostacolo all'auspicata evoluzione politico-sociale (talvolta autonomamente avviata dalla società civile), qualche ulteriore indagine sulle reciproche interdipendenze sarebbe comunque utile. Il libro di Ridolfi ha quindi il merito di iniziare un riassetto del cantiere degli studi storico-politici, aprendolo ad aspetti sociali e culturali.


Johannes Müller