SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mussolini e il petrolio iracheno. L'Italia, gli interessi petroliferi e le grandi potenze

Mauro Canali

Torino, Einaudi, XIII-204 pp., Euro 15,00 2007

Il libro ricostruisce, con dovizia di particolari e ricchezza di documentazione, le vicende diplomatiche legate allo sfruttamento delle enormi risorse petrolifere dell'antico vilayet di Mossul, provincia mesopotamica situata sulla sponda occidentale del fiume Tigri, appartenuta per secoli all'Impero Ottomano, rivendicata dalla Repubblica Turca di Mustafa Kemal Atatürk e infine assegnata dal Consiglio della Società delle Nazioni al Regno d'Iraq nel 1925.Nel primo capitolo, Canali si concentra sulla crisi di Mossul, definita «la prima e unica crisi petrolifera esplosa, sviluppatasi e conclusasi alla luce del sole» (p. VIII), che vide come protagonisti Atatürk, che riteneva Mossul fondamentale per la giovane Repubblica Turca; il governo di Londra, che mirava a conseguire il controllo dei giacimenti di greggio iracheni; e gli Stati Uniti, che volevano far parte del cartello petrolifero anglo-franco-olandese costituito per lo sfruttamento degli idrocarburi mesopotamici tramite il controllo delle azioni della Turkish Petroleum Company (TPC). Nel secondo capitolo è ricostruita la cosiddetta «guerra fredda» tra Gran Bretagna e Stati Uniti, uno scontro diplomatico tanto intenso da minare addirittura la pace nella regione. Gli USA, infatti, appoggiarono le rivendicazioni turche su Mossul fino a quando i britannici non accettarono la partecipazione americana agli interessi petroliferi dell'area, con la ridenominazione della TPC in Iraq Petroleum Company. In questo complesso intreccio di interessi si inserisce il ruolo dell'Italia, che l'a. affronta nel terzo e ultimo capitolo: l'avvento al potere di Mussolini fece pensare inizialmente a una politica più risoluta rispetto a quella dei governi precedenti, come sembrò indicare la promessa di Lord Curzon alla Conferenza di Losanna di tenere presente l'Italia nella spartizione del petrolio di Mossul una volta definita l'attribuzione territoriale della zona. Il governo italiano, tuttavia, fu escluso dai negoziati per lo sfruttamento del greggio iracheno fino al 1934, quando l'AGIP riuscì a entrare come socio azionista della compagnia britannica BOD, che si era affiancata all'Iraq Petroleum Company. Tuttavia, proprio quando stava iniziando la fase estrattiva del greggio, la necessità di finanziare l'impresa etiopica portò Mussolini a vendere la BOD agli anglo-americani, rinunciando all'autosufficienza energetica dell'Italia. Canali conclude con una valutazione della decisione di Mussolini, che «piuttosto che guardare agli interessi reali del paese si abbandonava per scopi propagandistici a una politica estera di mera esibizione di potenza» (p. XIII).L'adeguato utilizzo di documenti inediti degli archivi italiani, britannici e statunitensi getta nuova luce sul ruolo italiano nella competizione per lo sfruttamento del petrolio mediorientale e offre un'opera interessante per meglio comprendere la diplomazia delle risorse energetiche del nostro paese prima di Enrico Mattei. Il titolo, tuttavia, è un po' fuorviante, dato che solo nella terza parte viene presa in esame in modo dettagliato la politica petrolifera dell'Italia di Mussolini.


Massimiliano Cricco