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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Europa da Togliatti a Berlinguer. Testimonianze e documenti, 1945-1984, postfazione di Giorgio Napolitano

Mauro Maggiorani, Paolo Ferrrari (a cura di)

Bologna, il Mulino, pp. 360, euro 25,00 2005

Il volume curato da Ferrari e Maggiorani, che appare nella collana del Mulino ?Storia del federalismo e dell'integrazione europea?, contiene una raccolta di testimonianze e documenti sulla politica europea del PCI. Vista l'ampiezza dell'arco cronologico prescelto, dal ?decennio del rifiuto? 1947-57 all'approdo europeista degli anni Ottanta, la documentazione selezionata non ha naturalmente alcuna pretesa di esaustività, ma essa consente di individuare bene le principali caratteristiche della posizione del PCI nei confronti dell'Europa e delle istituzioni comunitarie, anche perché supportata da un'ampia introduzione dei due curatori, che proprio al peculiare europeismo del Partito comunista italiano hanno finora dedicato i propri percorsi di ricerca. Oltre a ricostruire in modo puntuale l'evoluzione della politica europea del PCI, il saggio introduttivo ha anche il merito di collocarla nel quadro più generale della sua politica estera. Ciò appare particolarmente opportuno, in quanto fino agli anni Ottanta l'Europa comunitaria non era stata mai al centro dell'azione internazionale dei comunisti italiani, né quando veniva da loro aspramente combattuta, né successivamente, quando il PCI prese gradualmente atto dell'impossibilità di prescindere dalla realtà politico-economica della CEE e poi iniziò ad attribuire a essa una funzione progressiva nel quadro della lotta per il socialismo. Anche in quest'ultima fase, che corrisponde grosso modo agli anni Settanta, le energie principali del PCI si concentrarono su un altro terreno di azione, quello dell'eurocomunismo, e se alla fine il lascito più duraturo di quella stagione fu proprio l'approdo europeo, ciò avvenne più per la sconfitta dell'ambizioso disegno berlingueriano di ?riforma del comunismo? che per un consapevole investimento politico. Su questo punto la posizione dei due autori appare più sfumata, anche se non sostanzialmente divergente. Piuttosto, non appaiono adeguatamente tematizzate altre due questioni che pure attraversano le pagine del volume. La prima è quella posta esplicitamente da Sergio Segre nella sua testimonianza (che costituisce senza dubbio il contributo storiograficamente più rilevante tra quelli proposti nel volume), e cioè la crescente sfasatura esistente tra l'azione internazionale ?illuminata' del gruppo dirigente sul terreno della politica internazionale e l'assenza di un'adeguata rielaborazione della cultura politica del partito. L'altra riguarda l'effettivo consenso di cui godeva, all'interno del gruppo dirigente del PCI, la Wespolitik proposta da Segre e Napolitano, e le differenze non marginali tra la loro impostazione, che non fu mai fatta compiutamente propria dal partito, e quella di Berlinguer. Pur con questi limiti, il volume di Ferrari e Maggiorani rappresenta un contributo di notevole importanza alla conoscenza di un aspetto tutt'altro che irrilevante ma finora abbastanza trascurato della storia del comunismo italiano.


Roberto Gualtieri