SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La rivolta della Gancia

Michelangelo Ingrassia

Palermo, L'Epos, 102 pp., euro 9,00 2006

Il 4 aprile del 1860 alcune decine di uomini con a capo il mastro fontaniere Francesco Riso, muovendo da un magazzino del convento della Gancia, diedero inizio all'insurrezione palermitana che avrebbe convinto definitivamente Garibaldi a organizzare una spedizione in Sicilia. Furono artigiani e popolani, membri della minoranza democratica del Comitato rivoluzionario palermitano, ad agire senza tentennamenti contro l'opinione della maggioranza moderata, titubante sul successo dell'impresa e timorosa di un sbocco insurrezionale difficilmente pilotabile. Da un punto di vista militare l'insurrezione fu un fallimento: cinque insorti furono uccisi in combattimento, e altre centinaia furono catturati nei giorni seguenti durante i combattimenti fuori Palermo. Tredici degli insorti, tra cui il padre di Riso furono fucilati il 14 aprile mentre Francesco morì alla fine del mese per le ferite riportate. Ma il 4 aprile sarebbe diventato subito una data importante. Il 29 settembre 1860, infatti, il prodittatore Mordini decretò che il 4 aprile e il 27 maggio fossero compresi tra le feste nazionali in Sicilia e dal 1861 la rivolta della Gancia divenne protagonista di celebrazioni ufficiali nelle scuole e in città con distribuzioni di medaglie ai superstiti, inaugurazioni di monumenti e di lapidi, pubblicazioni, orazioni, cortei studenteschi in pellegrinaggio nei luoghi dell'insurrezione, della fucilazione dei tredici. In un libretto dalle dimensioni di un pamphlet, Michelangelo Ingrassia racconta con piglio giornalistico e con una certa dose di entusiasmo, che a tratti fa velo a una più lucida ricostruzione dei fatti e delle interpretazioni storiografiche sul Risorgimento (la bibliografia citata ad esempio non tiene conto delle ultime acquisizioni della ricerca come il fondamentale saggio di Lucy Riall), i luoghi, i protagonisti, le conseguenze, la fortuna giornalistica e narrativa della rivolta. Più che un saggio storico è quindi un racconto le cui parti migliori sono appunto quelle che «narrano» degli «uomini che fecero l'impresa», della «buca della salvezza» che consentì ad alcuni rivoltosi di nascondersi per alcuni giorni e di fuggire, dei «veleni e segreti». Da un punto di vista storiografico, invece, il capitolo più interessante è quello sul mito del 4 aprile. Nei primi decenni dello Stato unitario il 4 aprile divenne uno dei tasselli di quella religione civile attraverso la quale l'Italia creava i propri eroi, miti, monumenti, tradizioni. Nel 1924 le autorità scolastiche palermitane soppressero la vacanza del 4 aprile e l'ultima volta che questa data è stata degnamente celebrata è stato nel 1960, in occasione del centenario, con un discorso del presidente della Regione siciliana Majorana e una solenne cerimonia funebre rievocativa dei martiri celebrata proprio nella chiesa della Gancia. Forse anche senza la rivolta della Gancia Garibaldi sarebbe entrato lo stesso a Palermo ma indubbiamente gli avvenimenti di quel 4 aprile impressero una accelerazione straordinaria agli eventi e, retrospettivamente, possiamo dire con l'autore che le campane della Gancia annunciarono la morte del Regno delle Due Sicilie e la nascita dell'Italia unita.


Giancarlo Poidomani