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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Vite spezzate. I 15430 morti nella guerra 1940-45. Un censimento in provincia di Cuneo

Michele Calandri (a cura di)

con Introduzione di Giorgio Rochat, Istituto storico della Resistenza in Cuneo e 2001

Il conto dei morti nelle tragedie collettive è sempre controverso, e la seconda guerra mondiale rappresenta bene, sotto questo profilo, la difficoltà a misurarsi con la quantità e la qualità così eterogenea di quella morte di massa. Su una dimensione territoriale circoscritta, questo tipo di ricerca sulla seconda guerra mondiale sembra essere ancora possibile, sia per quanto concerne l'accesso e la praticabilità delle fonti, sia in relazione al grado di approssimazione alla verità dei risultati conseguibili. Lo sta a dimostrare, tra l'altro, questo corposo volume sulle vittime della (e nella) provincia di Cuneo nel 1940-45, curato dal direttore dell'Istituto cuneese per la storia della Resistenza. L'esigenza di restituire la fotografia precisa e scrupolosa del costo in vite umane della guerra in quella zona si manifesta già nel 1964, data di nascita di quell'Istituto: impegno significativo assunto da chi si proponeva di conservare la memoria della lotta di liberazione e della guerra nella ?provincia partigiana? per eccellenza. Occorre riflettere sulla capacità di un Istituto, che opera grazie innanzi tutto a studiosi e collaboratori volontari, di avviare una ricerca di questo tipo all'inizio degli anni '70 (con la prima elaborazione ?artigianale? dei dati ricavati dai fogli matricolari e concernenti i militari cuneesi caduti in guerra) e di proseguirla per un trentennio, ampliando via via le fonti di indagine, coinvolgendo capillarmente le istituzioni della provincia e i registri anagrafici dei suoi 250 comuni, rinnovando in corso d'opera criteri e metodologie nell'essenziale passaggio dal trattamento meccanico a quello informatico dei dati. Studiosi-rilevatori si sono affiancati e avvicendati per anni a rivedere, confrontare, aggiornare questa banca-dati sempre più imponente che ha consentito di mettere a disposizione del pubblico i dati anagrafici (compresa l'attività lavorativa, e il reparto di appartenenza per i militari e i partigiani) di 15.430 uomini, donne, bambini. La cifra ? va sottolineato per dare il senso delle difficoltà con cui la ricerca ha inteso misurarsi ? non comprende solo i morti militari e civili (inclusi naturalmente i deportati civili politici e razziali e i morti delle forze armate della Rsi) nati o residenti nella provincia di Cuneo, ma anche i nomi di quanti, provenienti da altre province, sono morti per cause di guerra in quella provincia. Un'opera di questo genere poteva essere concepita e realizzata solo in un contesto di forte motivazione e di altrettanto forte coinvolgimento delle istituzioni e delle comunità. Non è un caso che, sin dall'inizio, magistrati, rappresentanti delle forze armate, del governo e, naturalmente, gli enti locali abbiano attivamente cooperato per conseguire un risultato che non sarebbe stato alla portata di un piccolo, pur volonteroso e motivato, gruppo di ricerca.


Alberto Preti