SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia dell'impero del petrolio

Michele Paolini

Roma, manifestolibri, pp. 174, euro 17,00  2003

È impossibile analizzare i processi economici attinenti alla costruzione dell'?impero del petrolio? senza imbattersi nell'azione dei governi occidentali finalizzata a (ri)stabilire gerarchie geopolitiche che consentano la libertà dei flussi di greggio dai paesi produttori a quelli consumatori, e quindi a dovere utilizzare chiavi di lettura che complicano lo scenario più che renderlo leggibile. I più ricchi e promettenti giacimenti del petrolio sono infatti localizzati in aree che geograficamente abbracciano le periferie turbolente del mondo. Il legame tra allocamento delle risorse petrolifere, controllo politico delle periferie turbolente e interesse nazionale è evidente nell'attivismo politico dei governi occidentali, dalla Gran Bretagna alla Francia dagli Stati Uniti all'Italia, finalizzato ad appoggiare le compagnie nazionali o quelle private nella ricerca dell'acquisizione di concessioni, contratti privilegiati, posizioni di comando sui mercati. Perfino la stessa Comunità Europea ha tracciato le proprie linee di espansione (i cosiddetti Trans European Networks, i famosi corridoi) su alcune precise direttrici est-ovest che legano i sempre bisognosi mercati europei ai ricchi giacimenti del Caucaso passando per quella che una volta era la via della seta e ora non sembra altro che un fantasmagorico tracciato di oleodotti. Proprio sugli oleodotti si è giocata la partita più aspra tra Stati Uniti d'America e Comunità Europea che ha visto la seconda soccombere agli interessi della prima con la previsione della costruzione di un oleodotto Baku-Ceyhan su un asse est-ovest per circa 2000 km che va dal mar Caspio al Mediterraneo attraversando regioni del Caucaso e dell'Asia centrale ora in preda a conflitti contro un'ipotesi nord-sud che era il vecchio collegamento tra Russia e Iran. Proprio il fatto che la sicurezza dell'approvvigionamento petrolifero del mondo sviluppato dipenda dal ristabilimento delle condizioni di egemonia in aree oggi in mano ad élites politiche e religiose irriducibili al dominio occidentale, ha mosso gli Stati Uniti, all'indomani della caduta del muro di Berlino, ad assumere un atteggiamento interventista non solo sul piano politico ma anche e soprattutto su quello militare in queste parti del mondo, e contribuisce a spiegare, secondo Paolini, molte delle guerre che si sono combattute nell'ultimo decennio: dalla guerra del Kossovo all'Afghanistan dalla prima guerra del Golfo fino alla distruzione dello Stato irakeno di Saddam Hussein. Chiunque, storico o giornalista che sia, si cimenti a trattare un argomento come quello dell'?impero del petrolio?, sia che lo faccia per descrivere gli eventi degli ultimi dieci anni o che si provi a ricostruire i processi della formazione del mercato petrolifero dei primi del Novecento, mi pare si trovi ad affrontare la medesima difficoltà di tenere insieme gli strumenti analitici e gli schemi interpretativi. Si potrebbe dire che il libro di Paolini è un assai utile strumento conoscitivo (seppure in alcuni punti difficile da seguire per l'enorme massa di nomi e dati, per le continue ripetizioni, e per lo stile ?oggettivo?), ma che non riesce ad essere, e forse non vuole esserlo, una convincente dimostrazione dell'esistenza dell'?impero?.


Pinella Di Gregorio