SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Delatori. Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista

Mimmo Franzinelli

Milano, Mondadori, pp. 454, euro 18,08 2001

Il regime fascista, com'è noto, si servì di migliaia di informatori indotti a collaborare da ragioni politiche ma a volte solo da motivi personali, inimicizie, rancore o semplice malvagità. Lo spionaggio permise non soltanto la penetrazione nelle file delle organizzazioni dell'opposizione ma anche la raccolta di notizie su individui, associazioni e progetti dietro i quali si nascondevano, nel giudizio dei redattori delle denunce anonime, ?fini spregevoli?. I documenti presentati da Franzinelli riferiscono sospetti, notizie e accuse di ogni genere trasmesse alle autorità di polizia: dalle proteste di un genitore per il taglio coatto dei capelli al figlio, circostanza nella quale l'uomo si abbandonò a sfrontate frasi in pubblico (?Se il Duce vuole comandare a casa mia prendo una pistola e ci sparo!?) costategli un mese di reclusione; a un manovale il quale, nel vedere rovesciato il contenuto di un carrello, ?bestemmiò? contro i ?fascisti assassini? e venne per questo tradotto in carcere e sottoposto a procedimento penale. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di migliaia di delazioni ?orizzontali?, provenienti cioè dagli stessi ambienti di lavoro nei quali operavano gli informatori e dirette contro colleghi, conoscenti, persino familiari e vicini di casa. A volte, invece, le segnalazioni svelavano le trame di quanti, personaggi autorevoli o ritenuti vicini a Mussolini, esprimevano in privato critiche o agivano segretamente contro il regime. Celebre tra tutti il caso di Luigi Barzini jr.; questi fu arrestato e condotto a Regina Coeli perché accusato di aver confidato a diplomatici inglesi che ?il Duce [era] impazzito?. Barzini redasse un memoriale per ricordare a Mussolini di essersi prestato, volontariamente, a una pericolosa missione di spionaggio in Inghilterra inviando alle autorità militari preziose informazioni sulle forze aree britanniche. Il carcere fu sostituito da una più accogliente villa di Amalfi. Un quadro ben più inquietante, spiega Franzinelli, emerge dal complesso delle lettere anonime pervenute in coincidenza dell'approvazione delle leggi antiebraiche. Le segnalazioni riguardavano, in primo luogo, quanti avevano disatteso l'obbligo di autodenuncia. Quando, più tardi, molti ebrei scelsero di liberarsi delle proprietà immobiliari per evitarne il sequestro, investitori senza scrupoli lucrarono sui bassi prezzi. I delatori riferirono prontamente i nomi di venditori e di acquirenti. Infine non mancarono le denunce ?a pioggia? contro quanti, con ogni mezzo, si adoperarono per ottenere la ?arianizzazione? avvalendosi di una burocrazia ?corrotta?, ?compiacente? e ?filosemita?. Il lavoro di Franzinelli, condotto su una vasta mole di documenti di polizia ed esteso fino agli anni della guerra, completa il quadro tracciato da studi precedenti; alla rete dello spionaggio politico, già delineata in I Tentacoli dell'Ovra (1999), lo studioso aggiunge la dimensione quotidiana della delazione e illustra come il regime riuscì, grazie alle notizie fornite da informatori senza nome, a disporre di un organismo investigativo che apparve sempre più capillarmente diffuso e temibile.


Dario Biocca