SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Chiesa e guerra. Dalla ?benedizione delle armi? alla ?Pacem in terris?

Mimmo Franzinelli, Riccardo Bottoni (a cura di)

Bologna, il Mulino, pp. 756, euro 45,00 2005

Il volume raccoglie 21 saggi presentati nel 2003 al colloquio INSMLI sul 40° anniversario della Pacem in terris, l'enciclica di Giovanni XXIII nella quale figurava una ripulsa della deterrenza atomica destinata a suscitare discussioni molto ampie in Concilio, nella Chiesa, nella opinione pubblica, nel mondo politico, fra gli studiosi e anche fra i collaboratori di questa opera. Più di quanto non s'intraveda dal titolo, il volume intende infatti discutere del valore periodizzante dell'enciclica giovannea. Prende le mosse dalla dottrina della guerra giusta nella divisione confessionale del secolo XVI (Adriano Prosperi) e nello sviluppo delle ideologie di cristianità (Daniele Menozzi e Fulvio de Giorgi); passa poi in rassegna le posizioni sulla guerra assunte durante la Grande guerra dal magistero papale (Roberto Morozzo della Rocca), dalle riviste evangeliche (Laura Demofonti) e da Buonaiuti (Rocco Cerrato); si sposta sul nodo Chiesa-guerra nell'ideologia fascista (Renato Moro), nell'avventura etiopica (Lucia Ceci) e nella guerra civile spagnola (Alfonso Botti); sulla seconda guerra mondiale si studiano le posizioni di Pio XII (Giovanni Miccoli), dei cattolici lombardi (Giorgio Vecchio) e della stampa clandestina cattolica (Riccardo Bottoni); il travaglio del dopoguerra e del postconcilio viene guardato nei casi dell'ordinariato militare (Mimmo Franzinelli), di Firenze (Bruna Bocchini) e di Bologna (Giuseppe Battelli). Della Pacem in terris in quanto tale si occupano saggi sul testo (Luciano Martini), sull'eco conciliare (Giovanni Turbanti), e un saggio sfocato sulla relatività del magistero (Piero Barbaini). Un excursus sulla ricezione nel magistero montinano e wojtyliano (Alberto Cavaglion e Guido Verucci) e le importanti riflessioni sintetiche di Giovanni Miccoli chiudono un'opera ricca, nonostante il variare della qualità e della effettiva novità dei contributi, che in parte vanno integrati con gli atti del coevo Pacem in terris. Tra azione diplomatica e guerra globale, a cura di Agostino Giovagnoli (Milano, Guerini, 2003). Trattenendo le molte sottolineature, elogiative o critiche, che l'opera merita, mi limiterò a due piccole considerazioni. Come rilevato anche da Miccoli in conclusione, manca una visione internazionale del tema, almeno per tutto l'ambito novecentesco: senza questo spessore si rischia di schiacciare, come fece in senso denigratorio il cardinal Ottaviani alla sua uscita, tutto lo spessore del lavoro di Pavan e Roncalli nell'angustia della politica ecclesiastica italiana. Inoltre credo che vada rilevata la distanza che emerge fra chi ritiene la Pacem in terris il segno ambiguo di una Chiesa decisa o condannata a restare nell'ambito dell'ideologia della guerra della cristianità, e chi invece vede in quella svolta roncalliana una sterzata di cui anche il complesso pontificato wojtyliano non ha potuto non giovarsi e con la quale si è, nella sostanza, sintonizzato.


Alberto Melloni