SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La lunga liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano

Mirco Dondi

Editori Riuniti, Roma 1999

Il volume è composto da due parti, non pienamente fuse nella narrazione. Nella prima si affronta, sulla base di fonti a stampa, e di una ristretta documentazione archivistica della procura generale di Bologna, il tema della punizione in sede penale (escludendo quindi l'epurazione amministrativa) dei fascisti dopo la Liberazione. Si tratta di vicende in parte già note, che Dondi ricostruisce attingendo ampiamente alla giurisprudenza, e fornendo un quadro complessivo dei giudicati per i reati di collaborazionismo dall'Alta corte di giustizia, dalle Corti straordinarie d'assise e dalle Sezioni speciali delle Corti di assise. La punizione dei soggetti incriminati appare condizionata dalle pressioni dell'opinione pubblica e di alcuni dei partiti antifascisti da un lato, dagli orientamenti moderati dei giudici (soprattutto esaurita la fase dei tribunali speciali) e dalla volontà del governo di chiudere rapidamente l'accertamento delle responsabilità penali del passato regime dall'altro. Un raffronto con la Francia dimostra una dimensione quantitativamente e qualitativamente minore delle condanne in Italia (ad esempio, quelle a morte eseguite sono state 91 contro le 767 in Francia). Tuttavia il giudizio dell'a. sull'istituzione delle Corti straordinarie d'assise è positivo: esse sono servite come "rituale di decantazione" (p. 70) e occasione di denuncia dei crimini fascisti. La seconda parte del libro affronta invece il tema della violenza politica contro i fascisti alla fine della guerra: anche qui l'a. si basa su pubblicistica coeva, fonti a stampa, con integrazione di materiali archivistici soprattutto per il caso emiliano. La ristrettezza delle fonti d'archivio limita le pretese sistematizzanti della trattazione, che risente di una certa frammentarietà dei casi analizzati, e della stessa esposizione. La proposta interpretativa dell'a. - la distinzione delle fasi della violenza politica fra violenza insurrezionale, violenza inerziale e violenza di classe e residuale - attende quindi ulteriori verifiche da sondaggi archivistici approfonditi su altri contesti territoriali. Ciò non toglie al volume interesse, soprattutto per avere messo ordine e rielaborato una gran mole di materiale, fornendo un quadro aggiornato e critico delle conoscenze a tutt'oggi disponibili su un tema privilegiato dall'uso politicamente strumentale della storia.


Paolo Pezzino