SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il governo della città durante il ventennio fascista. Arezzo, Perugia e Siena tra progetto e amministrazione

Monica Busti

Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, XIV-269 pp., Euro 30,00 2010

L'a. prende in esame le vicende delle tre città in un periodo particolarmente rilevante sotto il profilo delle politiche urbanistiche in Italia. Infatti il fascismo si dedicò con impegno al tentativo di ridisegnare i rapporti tra le città e le campagne, nonché la struttura interna dei centri urbani. Tra la seconda metà degli anni '20 e tutti gli anni '30 del '900 proliferarono i concorsi nazionali per la messa a punto di piani urbanistici per le città italiane, banditi sotto l'attenta guida del regime.La dittatura si proponeva di raggiungere una serie di obiettivi che si aggrovigliavano in modo apparentemente schizofrenico e contraddittorio. Per esempio, l'esaltazione del mondo rurale, la difesa dei campi e dello status quo, la propaganda per il ritorno alla terra, il «congelamento» dei rapporti mezzadrili nell'Italia centrale, si confrontavano con piani regolatori sovradimensionati, legati a una logica di semplice espansione quantitativa della popolazione urbana (pp. 40-41). Allo stesso modo, le politiche di «musealizzazione» dei centri storici si misuravano con gli sventramenti realizzati con il «piccone risanatore» (p. 98), fortunatamente più limitati nelle tre città prese in esame rispetto ad altri centri di dimensioni comparabili.Le reali logiche di tali indirizzi e di tali operazioni risultano chiare: il mantenimento della ricchezza delle città, la conservazione delle gerarchie sociali consolidate, l'attribuzione di vantaggi economici alla media e piccola borghesia cittadina, l'isolamento e la disgregazione delle componenti operaie. Infatti gli sventramenti «risanatori» del centro storico, attuati con pretesti igienisti, comportavano lo spostamento della popolazione operaia dal cuore della città alle nuove periferie popolari: così «il centro si liberava delle classi indesiderate» (p. 212).Monica Busti, attraverso il suo preciso e ben documentato lavoro, e avvalendosi di una bibliografia ampia ed eclettica, ricostruisce tutte queste dinamiche con una solida prospettiva comparatistica. In particolare, l'a. analizza la capacità delle élites locali di ricavarsi spazi di relativa autonomia rispetto alle decisioni provenienti dal centro: per esempio, a Siena il piano urbanistico venne realizzato dagli uffici comunali, senza ricorrere al concorso nazionale tanto auspicato dalle direttive del regime. L'autonomia decisionale nelle scelte e nelle realizzazioni urbanistiche risulta proporzionale, tra le altre cose, alla capacità di attingere a finanziamenti locali: sempre restando a Siena, si pensi al ruolo giocato dalla presenza di un istituto di credito come il Monte dei Paschi. In conclusione, il ridisegno politico, economico e sociale delle tre città, tra progetti effettivamente realizzati e i molti rimasti solo sulla carta o rinviati a tempi migliori, rimase parziale, e l'innesco di un processo di modernizzazione, che pure si rileva già nel corso del ventennio, si manifesterà in tutta la sua forza solo nel secondo dopoguerra.


Bruno Ziglioli