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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Élites e generazioni politiche. Democristiani, socialisti e comunisti veneti (1945-1962)

Monica Fioravanzo

Milano, Franco Angeli, pp. 540, euro 33,00 2003

Nel coniugare il metodo storico con le acquisizioni più accreditate delle scienze sociali sulle élites nell'orizzonte europeo-americano, attraverso una indagine ravvicinata sulla regione veneta che rinvia in modo accorto alla dimensione nazionale del problema, il libro si presenta come un esemplare caso di studio territoriale sui caratteri sociali e culturali dei quadri (dirigenti ed elettivi) dei partiti nei primi venti anni dell'Italia repubblicana. Vagliando la prosopografia dei diversi gruppi dirigenti e valorizzando nel contempo le singole figure, attraverso la prioritaria chiave di lettura delle identità generazionali, la ricerca evidenzia i molteplici fattori di continuità e di innovazione che contraddistinguono la storia delle élites politiche nell'Italia postfascista. Quali siano inoltre i criteri propri del metodo storico è la stessa autrice a ricordarcelo: ?l'attenzione allo specifico e all'individuale, la sensibilità verso la dimensione diacronica e il contesto politico e culturale? (p. 23). Attraverso una ricerca di natura comparativa, messa a punto soprattutto con riguardo ai quadri dirigenti democristiani, comunisti e socialisti, si indaga sui caratteri di almeno tre distinte generazioni di élites politiche venete, a loro volta interpreti di diverse idee di partito, nella correlazione tra peculiarità locali e modelli imposti dal centro organizzativo nazionale. I fattori generazionali risultano pregnanti nel ricambio della classe politica prefascista, che si manifesta a partire dalle elezioni politiche del 1953 nel caso sia dei socialisti sia dei democristiani, forti i primi di una longeva tradizione e capaci i secondi di costruire una ramificata rete di associazioni, tra Partito e Chiesa, a sostegno dell'esercizio egemone del potere. Al contrario, il fatto che nel modello centralizzato di organizzazione comunista il ricambio dei quadri dirigenti ? la rappresentazione, spesso imitata, come nel caso del PSI degli anni Cinquanta, del funzionario di apparato ? si riscontri solo alla fine degli anni Cinquanta, evidenzia uno dei principali fattori di distacco sociale e culturale del PCI dalle trasformazioni in atto nella regione veneta. Se allora in Italia gli studi storici con ritardo e con difficoltà stanno dedicandosi allo studio della classe politica, è indubbio che, così come questo libro dimostra efficacemente, il tema sia tra i più indicati per uno sviluppo di un approccio analitico di natura comparativa e interdisciplinare, attento alle diverse dimensioni spaziali (locale, regionale, nazionale). In questo senso, immettendosi nel solco di una ricca e fertile storiografia regionale, il ?modello veneto? si conferma in modo ulteriore come un osservatorio da privilegiare per cogliere i mutamenti sociali e culturali della vita politica italiana.


Maurizio Ridolfi