SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Donne al lavoro nella Terza Italia. San Miniato dalla ricostruzione alla società dei servizi

Monica Pacini (prefazione di Alessandra Pescarolo)

Pisa, Ets, 242 pp., euro 18,00 2009

Il volume tratta le sorti occupazionali di un antico capoluogo collinare della Toscana, affacciato sulle valli dell’Arno. San Miniato, sede di poteri laici e religiosi, dominava fino a metà ’900 una pianura di mezzadria e manifatture. La sua quiete fu sconvolta nel 1944 dall’arrivo del fronte bellico, da 7.000 sfollati e dall’allestimento di un campo militare americano, con i suoi echi di stili di vita e di consumi nuovi. Il secondo dopoguerra vide il declino dell’agricoltura e dei mestieri artigianali, praticati in particolare dalle donne, l’espansione delle concerie e lo sviluppo di un distretto calzaturiero e di confezioni, soprattutto nei paesi di pianura, che provocarono movimenti locali di popolazione e, negli anni ’60, dal Mezzogiorno. Con l’ausilio di una quarantina di interviste, Pacini mette a fuoco attività e soggetti solitamente trascurati nelle fonti ufficiali perché propri del settore informale. I processi di migrazione interna e l’accesso delle donne all’istruzione e a nuove fonti di lavoro negli anni ’60 ebbero un impatto notevole sulla mobilità sociale e sui rapporti familiari a San Miniato. Dalle interviste emerge quanto fosse diventato importante il lavoro salariato, anche se discontinuo, nella definizione delle nuove identità femminili. Grazie alla cooperazione fra familiari e vicine, le donne si alternavano fra agricoltura, lavoro a domicilio, esterno e domestico, ma senza accesso a servizi o cambiamenti nei rapporti di genere che avrebbero potuto alleggerire il loro carico. Gli ultimi decenni del ’900 videro piccole e medie ditte di confezioni diventare punti di produzione per la grande distribuzione italiana e straniera, aumentando il ritmo produttivo e provocando un inasprimento dei rapporti fra imprenditori locali e operaie. Con la dislocazione all’estero di molte imprese e la crescita del tasso d’istruzione della popolazione locale, le donne tendono a cercare un impiego, anche modesto, nei servizi pubblici o privati che possa offrire continuità e garanzie pensionistiche. Lo spostamento verso questo tipo di occupazione completa la perdita di quelle competenze artigianali e manifatturiere (deskilling) a lungo coltivate nella zona.Il libro, riccamente documentato, mette in evidenza una recente ripresa degli studi storici sul lavoro femminile in Italia, i quali, attraverso il ricorso a fonti orali contemporanee, segnalano nuovi temi e mostrano quanto siano fuorvianti gli orientamenti storiografici basati sulle statistiche ufficiali che hanno occultato la presenza delle donne sul mercato del lavoro. Nella prefazione, Alessandra Pescarolo (p. 10) nota che la stagione del fordismo in Italia è stata breve, soprattutto nella Terza Italia, dove piccole e medie imprese si sono avvalse costantemente di forza lavoro femminile e di lavoro a domicilio. I sindacati hanno difeso la figura dell’operaio maschio e la grande fabbrica, osteggiando il part-time che in altri paesi ha offerto alle donne una via verso il lavoro regolare. L’importante contributo di Pacini mette a fuoco processi di discriminazione e segregazione delle donne nella vita sociale e sul lavoro che continuano a dare esiti di «precarietà».


Vanessa Maher