SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Unione culturale di Torino. Antifascismo, utopia e avanguardie nella città-laboratorio (1945-2005)

Monica Quirico

Roma, Donzelli, 164 pp., € 23,00 2010

«L'Unione culturale intende dare alle masse la possibilità di prendere contatto con le più varie manifestazioni della cultura e di mettersi al corrente di tutti i moderni ed attuali movimenti culturali italiani e stranieri» (p. 149). Recita così, nel 1945, il primo statuto dell'Unione culturale, l'associazione torinese di cui il volume di Monica Quirico restituisce la storia appoggiandosi all'archivio conservato presso la sede di Palazzo Carignano. Commissionato dall'Unione in occasione del suo sessantesimo anniversario, il volume affianca all'ampio saggio dell'a. una raccolta di testi e documenti tra i quali due brevi biografie di personaggi di primo piano nella storia dell'associazione come Franco Antonicelli e Lucio Libertini (scritte rispettivamente da Oscar Mazzoleni e Gian Mario Bravo) e due testimonianze di Diego Novelli e Mario Vadacchino.La storia dell'Unione culturale è strettamente legata alla storia del rapporto tra intellettuali e partiti di sinistra nella Torino del secondo dopoguerra. Monica Quirico sceglie come chiave del proprio racconto il contrappunto tra una ricostruzione delle attività dell'Unione e una ricostruzione del contesto politico in cui questa si trovò a operare. Quest'ultimo viene osservato soprattutto attraverso due filtri, quello delle lotte operaie e quello dell'amministrazione locale. Ne esce una lettura dell'Unione culturale come erede sul lungo periodo della tradizione dell'antifascismo e come baluardo di resistenza alla «politica repressiva, sul piano giudiziario ed economico, e regressiva, sul terreno culturale, condotta dai governi moderati» (p. 36).Le attività dell'Unione culturale colpiscono per la loro capacità di far dialogare tra loro le «due culture», quella umanistica e quella tecnico-scientifica, e per l'apertura, in alcuni momenti, ad esperienze di avanguardia in campo teatrale, cinematografico, musicale. Il volume documenta queste esperienze ma offre al lettore pochi elementi per spiegare l'alternanza tra anni di relativo protagonismo sulla scena locale e anni di deciso ripiegamento (l'associazione cessa completamente le proprie attività nel periodo 1962-66, senza che si ritenga necessario approfondire le ragioni di questa crisi). Lo sfondo politico e sociale della città è ricostruito con qualche ampiezza ma non lo stesso accade con il contesto culturale, con il risultato che diventa difficile valutare di volta in volta il significato e l'impatto sul dibattito torinese delle molte iniziative che pure vengono minuziosamente documentate. Si sente soprattutto la mancanza di fonti che permettano di costruire un ragionamento sul tipo di pubblico che le attività dell'Unione seppero raggiungere: un punto cruciale per un'associazione che si poneva fin dall'inizio l'ambizioso obiettivo di favorire un avvicinamento della cultura alla classe operaia. Il volume appare soprattutto utile come contributo parziale alla storia di un'élite politico-culturale e degli strumenti che questa seppe mettere in campo per interpretare la città-fabbrica e le sue trasformazioni.


Filippo De Pieri