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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fuori della norma. Storie lesbiche nell'Italia della prima metà del Novecento

Nerina Milletti, Luisa Passerini (a cura di)

Torino, Rosenberg & Sellier, 241 pp., Euro 22,00 2007

Fuori della norma è un libro che nasce da una forte e proficua interazione fra soggetto e oggetto della ricerca, ovvero dalla passione e dalla partecipazione a un movimento di persone e idee che «produce innovazioni che si ripercuotono anche sul metodo» (p. 9) come scrive Luisa Passerini nella Presentazione. Ciò è tanto più vero quando, come in questo caso, l'oggetto della ricerca è particolarmente difficile e sfuggente, infatti ancora più che per l'omosessualità maschile, la politica repressiva prima e durante il periodo fascista prese la forma della negazione, della mancata rappresentazione, oppure, «caratteristica specifica della repressione del lesbismo», della riduzione all'irrilevanza e all'inconsistenza (p. 22). Di qui anche la difficoltà da parte delle aa. a trovare testimoni disposte a raccontare la propria storia, per il disagio connesso al ricordo di un periodo segnato da violenta misoginia e omofobia, ma anche per l'abitudine inveterata a profittare del silenzio e del sottinteso per costruirsi comunque una vita fuori della norma in un contesto difficile. Oltre all'analisi di testimonianze, raccolte con il metodo della storia orale (Romano, Biagini), nel libro viene presa in esame la rappresentazione delle lesbiche nella stampa popolare e nella letteratura scientifica (Schettini), nei fascicoli delle confinate di polizia (Milletti), nella rivista «La difesa della razza»; solo un saggio riguarda il periodo precedente il fascismo (Cenni su Cordula Poletti).Nel loro insieme i saggi fanno emergere «una più sottile comprensione del fascismo e dei suoi meccanismi di dominio» (p. 17). È convincente l'analisi di Nicoletta Poidimani a proposito de «La difesa della razza», secondo cui l'esistenza delle lesbiche, apparentemente censurata, era in realtà presente in forma fantasmatica nella figura del meticcio, individuo degenere per mescolanza non solo di razza ma anche di sesso. Dalle testimonianze emerge invece una situazione ambigua che vedeva da una parte la repressione sino al ridicolo dei comportamenti «devianti» femminili, dall'altra le possibilità inedite che paradossalmente offrivano le adunate e gli sport caldeggiati dal regime.Tutte le testimonianze sono comunque concordi nel negare la presenza di una socialità lesbica: non esistevano in Italia luoghi d'incontro per donne, diversamente da quanto avveniva per gli uomini. Nel complesso, a causa della forte repressione della sessualità e della socialità che colpiva tutto il sesso femminile, la vita condotta dalle lesbiche era assai più simile a quella delle altre donne rispetto a quella degli omosessuali uomini, che potevano contare su risorse economiche e libertà di movimento incomparabilmente maggiori. Per questo, se da una parte la messa a fuoco dell'amore fra donne costituisce per la storia di genere in Italia il riconoscimento di un importante debito, soprattutto teorico, allo stesso tempo la storia delle lesbiche, che al momento appare costruita principalmente in riferimento agli omosessuali, si avvantaggerebbe di un rapporto più stretto con la storia delle donne.


Emma Schiavon