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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Tra Roma e Lefebvre. Il tradizionalismo cattolico italiano e il Concilio Vaticano II, introduzione di Roberto Morozzo della Rocca

Nicla Buonasorte

Roma, Studium, pp. 177, euro 16,00 2004

Il volume ricostruisce alcuni percorsi del tradizionalismo cattolico italiano tra Concilio e postconcilio. In questa prospettiva, come sottolinea Morozzo della Rocca nell'introduzione, questa ricognizione ?costituisce una prima mappa del variegato movimento anticonciliare in Italia? (p. 14) e offre un contributo alla delineazione della complessa realtà della ricezione del Concilio nella cattolicità italiana. Un primo capitolo ripercorre lo stato delle ricerche sul rapporto Chiesa-modernità in relazione all'emergere del ?tradizionalismo? che ha la sua origine nella contrapposizione alla Rivoluzione francese e nei filosofi della Restaurazione, e che come corrente e gruppo di opposizione organizzato all'interno del Concilio trovò espressione nel Coetus internationalis patrum e in parte confluì nello scisma di Lefebvre. L'autrice individua tre posizioni che emergono di fronte al Concilio, omogenee ma che non si identificano: quella del ?rifiuto?, propria di Lefebvre e dei suoi seguaci, che ritiene che i pontefici contemporanei ?affermano il falso? e pertanto il fedele non è tenuto all'obbedienza; quella del ?movimento sedevacantista? che sostiene che i papi eletti dopo Pio XII ?sono totalmente privi dell'autorità pontificia? (p. 129); infine quella dell'?arcipelago tradizionalista? che non costituisce un fronte compatto, nel quale si situa una parte significativa dell'episcopato italiano. Tra questi, Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, cardinale e a lungo presidente della Conferenza episcopale italiana, Ernesto Ruffini, cardinale arcivescovo di Palermo, Luigi Maria Carli, vescovo di Segni; ma questi prelati riuscivano ad avere una influenza molto forte all'interno dell'episcopato, italiano in particolare, per lo stretto legame con importanti cardinali della Curia romana come Alfredo Ottaviani, Pietro Parente, Dino Staffa, Enrico Dante. Nel tradizionalismo italiano la vicinanza e la dipendenza da Roma giocano un ruolo molto importante, che evidenzia esiti diversi rispetto al fondamentalismo protestante americano o all'esperienza lefebvriana. In Italia la fedeltà al papa e la dipendenza da Roma sono fondamentali nel ?temperare fortemente le possibili spinte estremistiche e centrifughe, che pure a volte possono celarsi dietro alcune prese di posizione? (p. 170). Per Lefebvre la tradizione neogallicana poteva tradursi in un atteggiamento che riteneva secondaria l'appartenenza alla Chiesa di Roma rispetto alla fedeltà ad un sistema dottrinale e liturgico preconciliare; per gli ambienti tradizionalisti italiani la ?contestazione radicale è assente?, le richieste riguardano aspetti della riforma liturgica, e questo facilita un certo ?successo dell'indulto del 1984, con la conseguente ?legalizzazione' del rito antico e la nascita della Fraternità San Pietro? (p. 171). Buonasorte evidenzia il ruolo importante giocato dalla Curia romana nell'appoggio a questo tradizionalismo, per spiegare ?un ascolto forse inaspettato? ottenuto da questi gruppi in fondo minoritari. Le soluzioni raggiunte, che accettavano alcune linee di quegli orientamenti, hanno evidenziato logiche di mediazione che accentuavano elementi di continuità con le prospettive preconciliari.


Bruna Bocchini Camaiani