SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il segno della DC. L'Italia dalla sconfitta al G7

Nico Perrone

Bari, Dedalo, pp. 128, euro 13,00 2002

Prendere di petto il problema del ruolo della DC nella storia della repubblica, uscendo dalla ?consolidata rappresentazione? (p. 5) sull'occupazione conservatrice del potere, diffusa nella sinistra italiana: questo è l'ambizioso obiettivo del volumetto di Nico Perrone. Conosciuto studioso e biografo di Mattei, già impegnato sulla storia dell'influenza americana in Italia, l'autore si richiama culturalmente alle posizioni più critiche nei confronti dell'egemonia democristiana, espresse dai gruppi della nuova sinistra. Il suo approccio è quindi indubbiamente non sospettabile di apologia preconcetta. La tesi del volume è presto sintetizzata, con le parole stesse dell'autore: la DC ?ha dato all'Italia il più lungo periodo di pace della sua storia unitaria, ha realizzato una riduzione degli squilibri, compreso quello storico fra Nord e Sud [?] ha operato con una vastità di programmi in una complessità di situazioni, di fronte a contraddizioni proprie ed esterne, con risultati di riforma e di progresso per il paese? (p. 104). Non a caso un paese arretrato e malgovernato è diventato una moderna democrazia industriale, inserita nel G7. Pure se realizzato con altre collaborazioni e sotto la pressione critica della sinistra, come si afferma, questo percorso ottiene una valutazione positiva. Le vie per costruire tale giudizio sono soprattutto due: in primo luogo, una rivalutazione della politica estera condotta dai governi a guida democristiana, che partendo dai ?difficili inizi? si sarebbe sviluppata con autonomia e originalità, bilanciando l'inserimento nel sistema occidentale ad egemonia americana con l'accorta difesa degli interessi nazionali e proteggendo la gestione degli equilibri interni del paese dalle pressioni più rigide della guerra fredda (ampio riconoscimento va al rifiuto di provvedimenti drastici contro l'opposizione comunista). Qui Perrone par giungere addirittura a ribaltare i giudizi di fondo del suo libro su De Gasperi e l'America (1995). E in seconda battuta, una considerazione nuovamente positiva della funzione modernizzante dell'intervento pubblico nell'economia attraverso il sistema della partecipazioni statali, in primis per la battaglia dell'Eni sull'autonomia energetica del paese. Sistema che venne difeso anch'esso dalle ? peraltro enfatizzate ? pressioni del grande alleato americano. Naturalmente questo non salva la DC, secondo l'autore, da responsabilità e contraddizioni, in fondo però derubricate a elementi secondari. In complesso, la proposta di Perrone colpisce nel segno e fa riflettere. Qualche volta si fa addirittura prendere la mano, quando accredita a tutto il partito le posizioni ?neoatlantiste? che furono invece combattute e alla fine ridimensionate. O come quando trascura le forti componenti moderate e le pressioni immobiliste (nell'area cattolica e nel partito) che azzopparono le maggiori intenzioni riformatrici dei più avanzati leader democristiani. Ma molte di queste enfasi sono forse comprensibili proprio sullo sfondo del clima culturale e politico degli ultimi anni, quando si è visto cosa poteva essere distillato di ben di più problematico dal ventre oscuro della società italiana.


Guido Formigoni