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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dalla repubblica napoletana alla monarchia italiana. Politica e società in Terra di Bari (1799-1860)

Nicola Antonacci

Edipuglia, Bari 2000

Studioso di storia del Mezzogiorno ottocentesco, Nicola Antonacci riunisce in questo volume le relazioni presentate ad alcuni convegni, tra 1997 e 1999. I primi due dei quattro saggi raccolti nel libro sono dedicati rispettivamente alla caratterizzazione politica che va assumendo il conflitto municipale ad Andria nel 1799 e a una indagine prosopografica del gruppo dirigente repubblicano di Terra di Bari prima e dopo il 1799. Gli altri due muovono dalla convinzione dell'autore della necessità di rendere giustizia "agli elementi di modernità, per quanto ambigui e fragili, affioranti dalla realtà economico-sociale" e amministrativa negli anni della Restaurazione nel Regno delle due Sicilie. Sono dedicati, il primo, al funzionamento e alle caratterizzazioni assunte dai Consigli provinciali di Terra di Bari e Capitanata, dalla loro istituzione, tra 1806 e 1808, fino alle vicende del 1820-21, il secondo alla valorizzazione di un riformismo amministrativo che percorre gli apparati dello Stato, in particolare tra il 1820 e il 1848, attraverso l'analisi dell'attività di Francesco Viti, quasi ininterrottamente, dal 1834 fino al crollo del Regno delle Due Sicilie, alto esponente della burocrazia e della magistratura borbonica. I quattro saggi hanno, come l'autore sottolinea esplicitamente, "un unico filo conduttore, che è quello della formazione del personale e della cultura politica dei gruppi dirigenti della Terra di Bari" e, ma in misura minore, della Capitanata. In questo contesto, sono proprio i due ultimi articoli che meglio rispondono agli obiettivi proposti. Per l'autore, infatti, i consigli provinciali definiscono un terreno in cui da un lato si consolidano i "fenomeni di politicizzazione spontanea degli anni rivoluzionari" e dall'altro si stabilisce il "confronto di soggetti sociali impegnati in una lotta per l'egemonia che passa attraverso la conquista di risorse istituzionali, sia attraverso la definizione delle finalità, delle forme e degli spazi dell'agire politico stesso". Attraverso lo studio dei corpi rappresentativi delle province l'autore riesce a cogliere gli elementi e i protagonisti di un progetto riformista capace di modulare temi ed elementi di culture politiche autonome e "di filtrare criticamente modelli ideologici allogeni". È nella vita interna dei consigli provinciali che è possibile esaminare le forme con cui i gruppi dirigenti accettano la sfida della modernizzazione ottocentesca e ridefiniscono le modalità, i modelli, gli strumenti della legittimazione del potere proprio e della corona. Nelle proposte interpretative di Antonacci, dove pure non mancano forse delle leggere forzature, è evidente e convincente l'insistenza sulla necessità di riconsiderare la parabola del riformismo borbonico e di un liberalismo moderato come quello di Francesco Viti se non si vuole rimanere invischiati nel "teleologismo e determinismo delle interpretazioni filo- e antirisorgimentali".


Giovanni Montroni