SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Provincia di Bari dal 1861 al 1914. Amministrazione e rappresentanza nell'Italia liberale

Nicola Antonacci

Bari, Progedit, pp. 124, euro 15,50 2001

Fulcro del volume è una analisi ravvicinata della composizione sociale del consiglio provinciale di Bari, nonché delle sue politiche nell'arco del cinquantennio liberale. Lo scopo è quello di affermare l'importanza dell'ente provinciale rispetto a un quadro storiografico che generalmente tende a svalutarne ruolo e funzioni. I consiglieri ? nobili e patrizi, esponenti del vecchio ceto civile, della possidenza borghese e delle professioni liberali, equamente distribuiti tra i vari circondari della provincia ?hanno una rappresentatività forte, mentre la durata in carica, il tasso di partecipazione alle riunioni (esaminato per diversa provenienza territoriale), nonché l'alta continuità familiare mostrano il radicamento e la stabilità della funzione, che non è certo mero punto di passaggio tra locale e nazionale, come a volte si è sostenuto. Lo stesso si può dire delle politiche, via via impegnate in questioni di viabilità, sviluppo ferro-tramviario e portuale, istruzione superiore, acquedotto, intese a coordinare e mediare in maniere diverse la rappresentanza territoriale dei diversi interessi produttivi e sociali, e dunque in sostanza a configurare ruoli diversi per la provincia come spazio che integra i municipi e il loro retroterra tra di loro e con lo Stato, o che privilegia alcuni centri urbani e alcuni interessi. L'analisi è gravata da un approccio funzionalistico-marxista un po' iperesplicativo che legge le alterne vicende della provincia alla luce di un susseguirsi di blocchi, alleanze e compromessi tra settori e comparti del ?fronte borghese?. Ma se la lettura risulta un po' opprimente, il contenuto è serio e convincente. È un buono studio di storia locale, ma non soltanto. Ciò che lo rende interessante anche per chi guardi le cose da molto lontano è il collegamento con dibattiti, temi e sguardi nazionali. A questi è dedicata la prima parte, che ripercorre le vicende dell'ente provincia nella legislazione, nel dibattito politico e pubblicistico dell'Italia liberale. Non inganni il numero limitato delle pagine. Un formato largo e un corpo tipografico poco generoso condensano un testo molto ricco, straripante di note, che felicemente mette a contatto due dossiers per certi versi autonomi; la densità della prima parte suggerisce una schedatura sistematica di fonti a stampa che forse non è sempre funzionale alla seconda parte sulla provincia di Bari. Direi piuttosto che la seconda risulta funzionale alla prima. Il dibattito politico-istituzionale italiano sull'ente provincia è infatti letto con una percezione del territorio nella quale città e campagna, locale e centrale, capoluogo e provincia, élites urbane e possidenza agraria, hanno evidentemente caratteri specifici. Viene allora da domandarsi se il dibattito storico, politico e istituzionale sugli enti locali in Italia liberale non abbia avuto come sfondo implicito una diversa configurazione territoriale, quella propria dell'Italia centrale e settentrionale e delle sue cento città. Visto dalle agro-towns pugliesi, l'ente provincia può in effetti assumere la corposità che Antonacci un po' generosamente gli attribuisce, e che viene voglia di confrontare altrettanto meticolosamente con quella di altre province italiane.


Raffaele Romanelli