SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il ministro soldato. Vita di Guido Jung

Nicola De Ianni

Rubbettino, Soveria Mannelli, 455 pp., Euro 22,00 2009

Guido Jung fu un esponente di primo piano della borghesia commerciale meridionale e, al tempo stesso, protagonista della politica economica del fascismo: fu tra l'altro delegato alle principali conferenze economiche del primo dopoguerra, ministro delle Finanze nel delicatissimo triennio 1932-35 e, caso unico, nuovamente ministro delle Finanze nel 1944, nel governo Badoglio. Eppure, la sua figura è generalmente rimasta in ombra, relegata nelle ricostruzioni storiche a un ruolo marginale, schiacciata da personaggi come Beneduce, Volpi e Pirelli, certo più incisivi e influenti ma anche più abili nel costruire e valorizzare la propria immagine pubblica e la propria funzione.Grazie a un lavoro ponderoso, costruito su un'ampia ricerca archivistica, Nicola De Ianni restituisce a Jung un posto di primo piano nella storia economica, politica e amministrativa dell'Italia fra le due guerre. Ripercorrendone la vita professionale e pubblica, incrociata con squarci significativi sul contesto famigliare e sulle vicende dell'azienda, il volume offre un esempio altamente emblematico di quella parabola che vide buona parte del mondo imprenditoriale e delle élites borghesi allontanarsi dal liberalismo per approdare, attraverso il nazionalismo, l'interventismo e il «trauma» del dopoguerra, al fascismo, con cui strinsero un legame durato fino alle leggi razziali (come per l'ebreo e discriminato Jung) o (come avvenne per i più) capace di reggere fin dopo l'inizio della guerra.Nel ripercorrere i principali momenti della vita di Jung, il volume aggiunge nuovi e originali elementi di conoscenza su vicende e problemi degli anni '20 e '30. È il caso, per limitarsi ad alcuni spunti, della diplomazia economica degli anni '20, della formazione di un indirizzo di governo del fascismo e di un ceto politico e amministrativo in grado di attuarlo, della politica dei salvataggi culminata con la creazione dell'Iri, che ebbe in Jung uno degli ideatori e promotori (e proprio il ruolo da lui svolto in tutta la vicenda aiuta a superare letture troppo schematiche sulla relazione tra la struttura tradizionale dello Stato e l'«amministrazione parallela» degli enti economico-finanziari).Vale infine la pena osservare come, negli ultimi tempi, oltre a quella di Jung, sono state prodotte diverse biografie di personaggi di primo piano dell'economia italiana negli anni del fascismo: penso tra le altre a quelle di Beneduce, di Gaslini e di Pirelli. Segno - e il volume di De Ianni ne è una conferma lampante - da un lato di un certo ritorno d'interesse per il rapporto fra fascismo ed economia e, dall'altro, della fecondità che oggi, diversamente da precedenti stagioni storiografiche, sembra mostrare lo strumento della biografia per studiare e analizzare quel rapporto, illuminando la diversità dei percorsi individuali e le complesse dinamiche interne ai gruppi di potere, senza rimanere schiacciati dai modelli sociologici o economici né, tantomeno, dalle semplificanti schematizzazioni ideologiche.


Alessio Gagliardi