SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Resistenza tra storia e memoria, Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza

Nicola Gallerano (a cura di)

Mursia, Milano 1999

Il volume raccoglie gli atti di un convegno svoltosi a Roma dal 9 all'11 ottobre 1995, che fu l'ultima iniziativa promossa da Gallerano, presidente dell'Istituto. Scopo del convegno era inserire la riflessione sulla Resistenza nel dibattito sul rapporto fra storia e memoria, e insieme volgere lo sguardo ad un altro tema caro a Gallerano, quello dell'uso pubblico della storia. La relazione di apertura, svolta dal sociologo Paolo Jedlowski, introdusse la questione di metodo, sviluppando la distinzione, già in altra sede da lui stesso formulata, fra memoria individuale, memoria collettiva, memoria sociale. Nel merito storiografico l'obiettivo del convegno è stato di contribuire al definitivo superamento dello sterile dilemma fra Resistenza compiaciuta e Resistenza tradita, svolgendo un discorso critico diverso dai meri capovolgimenti ideologici volti a delegittimare le categorie stesse di Resistenza e di antifascismo. Sotto questo profilo vanno ricordate soprattutto le relazioni di Gallerano (Le avventure della continuità), di Scoppola (Resistenza e identità nazionale) e di Legnani (Vecchie e nuove vulgate si contendono la Resistenza). Sulla continuità intesa nel senso stretto di continuità istituzionale si è intrattenuta la relazione di Guido Melis (L'epurazione nei ministeri). Quanto sia oggi profondo il conflitto sulla memoria - cioè fra le diverse memorie e i diversi oblii - è emerso in modo specifico nelle relazioni di Gribaudi su Napoli e di Portelli sulla battaglia di Poggio Bustone. È in generale risultata smentita la possibilità di unificare, tutte umiliandole, le diverse memorie. La scomposizione del quadro unitario della Resistenza si è confermata parte integrante del processo critico; in particolare, la relazione di Ghione ha analizzato il legame fra questa scomposizione e il movimento del '68. Le relazioni sui musei (Alessandrone Perona), sui monumenti (Finocchi), sui libri di testo (Rizzo, Orfei e Starita) arricchiscono il quadro, a loro volta periodizzando e scomponendo. La violenza, sul cui uso durante la Resistenza memoria e storiografia sono più volte contrapposte, ha costituito un altro centro di interesse. Ranzato ha ricondotto il linciaggio del direttore di Regina Coeli, Carretta, sotto La ambiguità della violenza politica; Bistarelli e Lagorio hanno esaminato, quasi a contrappunto, La violenza privata a Roma dal 1943 al 1945, mentre Balzarro si è soffermato sul rastrellamento del quartiere Quadraro, sempre a Roma. Koch e Lunadei hanno indagato sul percorso non lineare della memoria cittadina sulla deportazione degli ebrei del 16 ottobre. Bravo con La Resistenza civile ha costituito come la controparte del discorso sulla violenza. La Resistenza e gli antifascismi è stato il tema trattato da Santomassimo, mentre Barbagallo e Pivato si sono spostati avanti nel tempo, l'uno parlando della Costituzione, l'altro di quel particolare tipo di eredità della guerra e della Resistenza che può cogliersi nei nomi degli italiani.


Claudio Pavone