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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Vita di Alberto Pirelli (1882-1971). La politica attraverso l'economia

Nicola Tranfaglia

Torino, Einaudi, 340 pp., Euro 31,00 2010

Il volume ha alle spalle una ricerca lunga più di due decenni, la consultazione di sedici archivi pubblici e privati in Italia e all'estero, oltre alla rivisitazione attenta di letteratura nota e di memorialistica importante anche se già edita. Offre al lettore la biografia di Alberto Pirelli: «uno dei maggiori industriali e uomini di finanza che l'Italia abbia avuto nella sua storia post-unitaria» (pp. 125-126), senza trascurarne il ruolo di diplomatico, di organizzatore culturale (la promozione dell'Ispi) e di attore della politica internazionale. La chiave di lettura originale sta nella scelta di fuoco: La politica attraverso l'economia. In questo il libro si differenzia radicalmente, per esempio, da un'altra biografia industriale, forse comparabile ma più orientata alla business history, come quella che Jeffrey Fear ha dedicato ad August Thyssen nel 2005. Ma soprattutto è difficile leggerlo senza essere spinti a tentare riferimenti con lo scenario domestico attuale.Se Alberto Pirelli non era un politicien, era però un industriale che non ha mai smesso di ragionare attorno alle policies e di riflettere sul proprio ruolo di civil servant. Giurista di formazione, si laurea in Diritto nel 1904 presso l'Università di Genova con una tesi su L'arbitrato obbligatorio nelle controversie tra capitale e lavoro, un tema che lo mette in contatto con la Fabian Society e con le idee di Industrial Democracy portate avanti da Sidney e Beatrice Webb a Londra. Coinvolto profondamente nella gestione dell'azienda di famiglia, ne segue l'internazionalizzazione, con la consapevolezza dell'angustia del mercato interno e dell'ineludibilità delle economie di scala legate alla filiera e alle tecnologie produttive del settore della gomma: è quindi innanzitutto nel fare impresa con la sua impresa che si occupa di politica economica, ma non in senso stretto. Dopo la fine del conflitto segue come delegato italiano il processo di pace, esprimendo giudizi in sintonia con il Keynes de Le conseguenze economiche della pace. Ciò che Tranfaglia attribuisce a Pirelli, nella crisi della politica italiana all'apertura degli anni '20, non è quindi un rapporto privilegiato con il duce (a cui Alberto nel luglio del 1925 scrive: «Lei, Presidente, è un divoratore di uomini e ve ne sono, come me, che hanno un grande spirito di conservazione»; p. 164). È piuttosto la decisione di puntare su Mussolini come la figura che potesse lavorare alla modernizzazione dell'Italia, portandola nel consesso dei paesi civili, il cui modello primo è per Alberto quello inglese. L'iniziale posizione di prudente attesa (nel 1923 prende la tessera del Pnf ma rifiuta il Ministero dell'Economia nazionale), evolve in appoggio convinto. Ma nel contrasto sull'Etiopia si trasforma in delusione e, all'ingresso nel secondo conflitto mondiale, in aperto distacco. A distinguere la ricostruzione da una biografia modale o contestualizzante, per evidenziarne piuttosto gli elementi «esemplari», non sono solo, per l'a., le qualità intellettuali che rendono Pirelli capace di inquadrare l'Italia nell'ambito mondiale, ma soprattutto la sua capacità di perseguire coerentemente una linea autonoma e personale, nella visione del mondo, della sua impresa e della politica.


Roberta Garruccio