SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Troppo belle per il Nobel. La metà femminile della scienza

Nicolas Witkowski

Torino, Bollati Boringhieri, 164 pp., euro 25,00 (ed. or. Paris, 2005) 2008

L'a., francese e fisico di professione, non è nuovo alla scrittura di saggi ed articoli di storia della scienza ed è già noto al pubblico italiano grazie alla traduzione di alcuni suoi precedenti lavori, tra cui va certamente ricordato Storia sentimentale della scienza (Milano, Cortina, 2003).In questo nuovo volume propone al lettore 21 storie di donne che più o meno consapevolmente hanno incontrato la scienza aprendola a intuizioni e osservazioni che a volte e per lo più in momenti successivi si sono mostrate utili e fondate. Il concetto di scienza pare concepito in una accezione molto ampia e pertanto le storie ricostruite, in rigoroso ordine cronologico, riproducono spaccati e vicende molto distanti tra loro. Si ha modo, perciò, di passare dalla donna di Cro-Magnon all'esperienza di Huang Daopo, inventrice del telaio cinese, da Elisabeth Thimble, attrice della Comédie Française, entrata nella storia dell'aeronautica per essere stata la prima donna ad avere volato in mongolfiera, a Sofia Kovalevskaja, la cui passione per la geometria analitica le fece vincere il Prix Bourdin, dalla cristallografa inglese Rosalind Franklin, che per prima fissò su di una lastra fotografica la struttura del dna, a Marie Lavoisier, che nel suo salotto riunì il meglio della società scientifica internazionale, senza tralasciare, forse la più nota tra tutte, Marie Curie, scopritrice della radioattività che divise con il marito Pierre il Premio Nobel per la fisica.I profili tratteggiati per primi appaiono più aneddotici e descrittivi rispetto agli ultimi e ciò è molto probabilmente dipeso dal difficile reperimento delle fonti. Come ricorda lo stesso a.: «per scrivere questo libro ho dovuto procedere a indagini delicate, rimbalzando da una biografia tronca a una nota a piè pagina criptata, e soprattutto a rimuovere dai ritratti che sono riuscito a riportare alla luce la polvere di sufficienza maschile depositata da secoli» (pp. 11-12). Molto meglio circostanziati appaiono, dunque, i ritratti delle scienziate più vicine a noi nel tempo, ma in tutti i casi grande spazio è dato alle dimensioni quotidiane e familiari delle protagoniste, raccontate attraverso l'uso di un linguaggio a volte faceto e mordace.Il volume si mostra dunque come un singolare tentativo di riportare in auge i profili dell'altra metà della scienza evidentemente minoritaria rispetto alla componente maschile e da questa, oltretutto, nascosta e soffocata. Ed è proprio tale aspetto che andrebbe meglio indagato per riflettere sul perché nessuna epoca storica abbia offerto alle scienziate le medesime opportunità, in termini di spazi e riconoscimenti, dei loro colleghi uomini. Questo aspetto, del resto, pare già anticipato in alcune parole di Witkowski, quando, nell'introduzione al testo, sottolinea come anche il XX secolo, incatenando la donna alla macchina da scrivere, le ha di fatto impedito di pensare e: «Da allora, una scienza a corto di finanziamenti e grandi progetti non le offre molte prospettive» (p. 12).


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