SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Marco Minghetti. La difficile unità italiana da Cavour a Crispi,

Nino Del Bianco

Milano, FrancoAngeli, 295 pp., euro 25,00 2008

A meno di due anni dal 150° anniversario dell'Unità d'Italia risulta particolarmente attuale un volume che rilegge la biografia umana e politica di uno di coloro che «fecero lo Stato» (p. 9). Tra coloro che affrontarono con «disperata energia» i problemi seguiti alla «difficile unità italiana» spicca infatti la figura di Marco Minghetti, il successore di Cavour alla guida del governo e della Destra storica. Il pareggio del bilancio statale, il problema dell'ordine pubblico nel Mezzogiorno, le spinte centrifughe che rischiavano di soffocare sul nascere il processo di costruzione dello Stato, l'aspra contesa con il Vaticano furono soltanto alcune delle questioni che Minghetti dovette affrontare alternando inflessibilità e prudenza, duttilità e costanza. Il saggio di Nino Del Bianco ripercorre tutte le tappe di un percorso politico e umano esemplare di un processo storico, di una classe politica, di un periodo cruciale della storia d'Italia.Il primo capitolo analizza gli anni della formazione e dell'avvio alla vita politica, accanto a una madre «intelligente [?] volitiva, aperta alla disputa politica» (p. 12) e a uno zio liberale in una Bologna papalina che Marco lascia da adolescente per città europee molto più vivaci da un punto di vista politico come Parigi e Londra. Dopo il suo ritorno a Bologna, Minghetti si afferma molto giovane nella vita pubblica, economica e sociale della città studiando, pubblicando saggi, leggendo discorsi in pubblico a favore del libero scambio, sulla pubblica sicurezza e sul rispetto delle libertà individuali. La narrazione dell'educazione attraverso i viaggi nelle principali città italiane, puntualmente annotati nei diari personali redatti fino agli anni '70, culmina nell'incontro con Mazzini con cui Minghetti trova pochi punti di contatto e molte divergenze sullo sbocco del processo risorgimentale.Il secondo capitolo si sofferma sulle esperienze precedenti l'unificazione: nella Roma di Pio IX, da volontario nella guerra di indipendenza al fianco di Carlo Alberto e poi, negli anni '50, collaboratore di Cavour fino alle annessioni precedenti l'unificazione. Gli altri capitoli ripercorrono i sedici anni più importanti della vita di Minghetti: quelli del governo della Destra storica e gli ultimi anni da leader dell'opposizione fino alla sua morte avvenuta nel dicembre del 1886. Con riluttanza, e solo per spirito di servizio, Minghetti associò a volte alla carica di presidente del Consiglio quella di ministro dell'Interno. Egli era infatti convinto della difficoltà di gestire l'ordine pubblico in un momento in cui la troppo rapida unificazione del paese provocava aspri contrasti nella popolazione.La conclusione, amara, della biografia tracciata da Del Bianco è che Minghetti fu nemico irriducibile delle profonde motivazioni e dell'essenza ultima della sinistra radicale, determinato, non che a discuterle, nemmeno a cercare di capirle. Egli era un moderato e un riformista, la cui preclusione verso la sinistra radicale non poteva non essere «totale, cieca e senza remore» (p. 10) ma altrettanto inevitabilmente foriera di quella caduta che insieme al suo governo travolse tutta la Destra storica.


Giancarlo Poidomani