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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Donne ai tempi dell'oscurità. Voci di detenute politiche nell'Argentina della dittatura militare

Norma Victoria Berti

Torino, Edizioni Seb 27, 212 pp., Euro 12,50 2009

Norma Berti, attivista politica ventunenne al momento del golpe argentino del 1976, rielabora a distanza di trent'anni l'esperienza del carcere e dei centri clandestini di detenzione con l'aiuto di nove compagne di prigionia. È doppiamente testimone: per la memoria collettiva del suo paese e per il diritto internazionale, avendo collaborato ai processi ai militari che hanno visto coinvolta anche l'Italia.Frutto di una tesi vincitrice della sesta edizione del premio Franca Pieroni Bortolotti, il testo evoca una tenace capacità di resistenza alla repressione e alla disciplina carceraria tutta al femminile, in molti casi - si narra - persino superiore a quella dei compagni.Emerge la volontà di riscattare un'esperienza umana che è anche coscienza civica, ripercorrendo il filo che unisce i fatti storici alle personalità private. Le vicende di Alicia, Carmen e le altre sembrano fornire un'implicita conferma di quanto i processi soggettivi e individuali aiutino alla comprensione delle dinamiche storiche.Significativo è il sintetico excursus sui diritti delle donne nel contesto argentino, dal voto conquistato nel 1946 con Evita Perón - precedente importante sebbene finalizzato al consenso per un regime ancora fortemente patriarcale - fino alle lancette dell'orologio che retrocedono e, dal 1974, vedono minacciati il diritto all'integrità fisica, alla vita, al libero pensiero. Una cittadinanza che si dimostra, ancora una volta, né lineare né progressiva, come il paradigma marhsaliano ha indotto a pensare.Nel collasso del sistema democratico il corpo stesso delle donne si fa campo di battaglia, preda contesa e annullata nella sua soggettività. È la prima volta che nel lungo percorso di violenza istituzionale - parte integrante di tutto il '900 argentino, come ricorda il primo capitolo - i militari devono fare i conti anche con le militanti. Sono ragazze critiche, pronte a cambiare il mondo, come tante piccole Mafalda, disposte anche alla lotta armata per raggiungere i propri scopi, nel mondo «bipolare e binario» (p. 22) dei primi anni '70 ricordato dall'a.Questo testo esce in un momento in cui la memorialistica sulla dittatura, come testimonia una produzione recente piuttosto feconda, si arricchisce di nuovi soggetti protagonisti: non solo donne innocenti e isolate dalla politica, o esponenti di quella maggioranza silenziosa colpita in misura decisamente minore, ma anche combattenti. Berti rompe di fatto quel diffuso processo di «innocentizzazione delle vittime» (p. 27) che nei primi anni della transizione democratica ha forse costituito l'unico escamotage per autorizzare rappresentazioni di un passato così crudo e recente.Queste donne guerriere, protagoniste nella loro individualità più che parte di movimenti compatti e consapevoli, hanno rappresentato una nota discordante in una società ferma e timorosa. Nei vari capitoli si snodano racconti di solidarietà, unica nota di vita nel cronaca di tante perdite umane: una voce corale, di genere, che rinnova anche il ricordo di una perdita, ideologica e politica, di una generazione intera.


Benedetta Calandra