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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Notabili libici e funzionari italiani: l’amministrazione coloniale in Tripolitania (1912-1919)

Simona Berhe,

Soveria Mannelli, Rubbettino, 310 pp., € 18,00 2015

Quello di Simona Berhe è un volume molto ricco e complesso, sia rispetto alle fonti usate (una preziosa ricerca di archivio), sia rispetto alla metodologia (intreccia il sempre più consolidato approccio d’indagine della storia dell’amministrazione con quelli della storia dell’Africa, della storia dell’espansione coloniale e della storia militare), sia rispetto agli obiettivi e ai risultati raggiunti. Il volume narra non solo le vicende dell’am- ministrazione coloniale in Tripolitania, ma anche quelle, co-implicate, della resistenza (anticoloniale) e della ribellione libica (contro il sistema di potere ereditato dall’Impero ottomano), che l’a. ben ricostruisce – colmando una lacuna – e inquadra da un punto di vista concettuale di ampio respiro. L’a. si concentra tanto sulle tappe fondamentali della predisposizione di strumenti istituzionali adeguati all’esercizio dell’autorità coloniale, quanto sui processi di reazione che il colonialismo innescò – da non leggersi tuttavia come puro reagire a quanto imposto dai colonizzatori. Infatti, uno dei punti qualificanti è ricostruire l’interazione costante tra le dinamiche della colonizzazione italiana e, al contempo, le scelte proprie della popola- zione: se il colonialismo incise profondamente sugli equilibri preesistenti e sui destini fu- turi, al tempo stesso resistenza e ribellione influenzarono a loro volta le vicende del paese, condizionando le «mosse» dei colonizzatori, e ancor più plasmando autonomamente gli assetti istituzionali di esso. In tal senso, la lettura di Berhe è molto innovativa e attenta alle dinamiche interne alla società libica: si individuano infatti altre linee di frattura che attraversano il paese, diverse da quelle che appartengono al solo conflitto colonizzati/colonizzatori. L’analisi del movimento del jihād si colloca in una vasta indagine che non ne fa la meccanica reazione allo sbarco dei soldati italiani, ma un «fenomeno politico fertile, autonomo, espressione di un risveglio sociale» più complessivo (p. 70). Il libro suddivide il periodo indagato in tre fasi: la prima va dagli esordi della colonizzazione sino al 1915, allo scoppio, cioè, della ribellione e al crollo del regime coloniale di Tripoli; la seconda segue la rivolta generale dei libici e le esperienze di autogoverno dei ribelli; la terza coincide con il 1919 e l’emanazio- ne di una costituzione (lo Statuto) da parte del governo coloniale, ultimo atto dell’Italia liberale in Tripolitania. Il volume si inserisce con grande intelligenza, arricchendolo, in uno degli ambiti di indagine sul quale si è prodotto un rinnovamento a partire dalla fine secolo scorso e su cui è cresciuto un forte interesse: quello che concerne le istituzioni del colonialismo. Anche rispetto alla metodologia, esso conferma l’importanza di un’analisi di natura interdisciplinare, tramite la quale – come si è dimostrato nell’ultima stagione di studi – è possibile compiere un’operazione storiografica di grande rilievo: incorporare l’esperienza coloniale nella storia d’Italia, del suo apparato burocratico e del suo ordinamento giuridi- co, in modo essenziale e non giustapposto.


Chiara Giorgi