SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dall'internamento alla libertà. Il campo di concentramento di Colfiorito

Olga Lucchi (a cura di)

Perugia, Editoriale Umbra, pp. 159, euro 8,00 2004

È soprattutto grazie all'impegno e al lavoro di ricerca promosso dagli istituti della Resistenza se sono stati sottratti all'oblio molti luoghi legati alla dittatura fascista e alla sua politica di negazione della libertà. In realtà, già il volume di Carlo Spartaco Capogreco ha ampiamente dimostrato che anche in Italia furono predisposti dal fascismo campi di concentramento allo scopo di fiaccare l'opposizione politica, isolando in zone remote del Sud o in campi appositamente pensati a questo scopo, gli esponenti politici più pericolosi. Le ?casematte? di Colfiorito furono ritenute un luogo idoneo ad ospitare un campo di internamento e nel maggio del 1939 vi arrivarono i primi prigionieri: si trattava di albanesi. Con l'entrata in guerra giunsero altre categorie di internati. Dopo una breve interruzione per lavori di ristrutturazione, il campo rimase attivo fino all'armistizio. Nell'ultimo periodo esso ospitò anche 1500 deportati montenegrini: non si trattava di prigionieri di guerra, ma di persone in qualche modo legate ai movimenti resistenziali. Paola Fedeli ricostruisce non solo la vita quotidiana all'interno del campo, ma delinea anche il prototipo del prigioniero: molti degli internati italiani erano noti come oppositori politici e spesso erano passati dal confino all'internamento. Si trattava di persone non giovanissime, che si erano subito opposte al regime: comunisti, socialisti, anarchici, ma anche democratici cristiani e liberali. Olga Lucchi invece, sulla scorta di una fotografia scattata all'interno del campo, ricostruisce la biografia di alcuni internati, dall'internamento a Colfiorito alle vicende postbelliche. La foto infatti conserva sul retro l'indicazione del luogo e della data e i nomi dei nove internati: Carlo Venegoni, Lelio Basso, Dario Fieramente, Ugo Fedeli, Tarcisio Robbiati, Eugenio Mugolino, Agostino Fumagalli, Luigi Meregalli, Vito Bellaveduta. I saggi di Dario Venegoni e di Dino Renato Nardelli completano il volume. Dario Venegoni con accenti commossi rievoca una storia familiare tragica ed esemplare: quella di una famiglia operaia, che per la sua opposizione al fascismo e alla dittatura ha pagato un prezzo altissimo: impegnati nella lotta antifascista furono infatti oltre a Carlo, i fratelli Mauro, Pierino e Guido. Tutti conobbero il carcere e l'internamento. Dopo l'armistizio si unirono immediatamente alle nascenti formazioni partigiane: Carlo, arrestato, finì rinchiuso nel campo di Bolzano da dove riuscì ad evadere, mentre Mauro, fermato nell'ottobre del 1944, fu torturato ed ucciso. Infine Dino Renato Nardelli si interroga su un tema oggi centrale, quello dei ?luoghi di memoria?, su cui è ampio il dibattito anche a livello didattico. Avvicinarsi correttamente ai luoghi di memoria, avverte Nardelli, è un'operazione complessa: oltre alla conoscenza storica, indispensabile, per ?far parlare i luoghi?, occorre una riflessione attenta che consenta una autentica comprensione del luogo, anche se è altro rispetto a quello che avevamo immaginato.


Alessandra Chiappano