SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lo sbarco in Normandia

Olivier Wieviorka

Bologna, il Mulino, 394 pp., euro 32,00 (ed. or. Paris, 2007) 2009

L’a., noto per i suoi innovativi studi - fra l’altro - sulla Resistenza francese, scrive questa storia dello sbarco in Normandia compiendo un’operazione storiograficamente stimolante e culturalmente interessante. Un tema come quello dello sbarco in Normandia, importante per un giudizio su tutta la seconda guerra mondiale e più volte oggetto di studi di storia militare spesso assai «tecnica», in queste pagine invece lievita grazie all’intreccio felicemente riuscito fra un approccio storico-militare anglosassone e quello storico-culturale francese.Affrontando quella che per difficoltà superate e per complessità dello sforzo rimane obiettivamente una delle imprese più colossali della guerra 1939-1945, Wieviorka rifugge programmaticamente dall’incensare l’operato degli Alleati. Lo studioso francese si ingegna quindi a ripercorrere senza gli occhiali del mito tutte le criticità tecniche, le frizioni diplomatiche, le lontananze dei soldati anglostatunitensi dalla propaganda democratica, le violenze ai civili incorse nella preparazione e nella conduzione della grande impresa militare. Il successo dello sbarco in Normandia, con un taglio che forse non sarebbe spiaciuto ad A.J.P. Taylor, gli appare quindi non già iscritto nelle proprie origini, quanto piuttosto sviluppatosi certo per il valore espresso e per i traumi superati dai soldati e per l’attenta preparazione dei comandanti, ma anche per incroci fortunati e per coincidenze.Per certi versi ravvicinabile ai lavori di Richard Overy, questo di Wieviorka è rispetto a quelli più attento ai dati culturali e sociali. Pur pensato per un pubblico francese, è del tutto alieno da sciovinismi o chiusure e tiene bene in equilibrio i vari versanti nazionali coinvolti nella vicenda (statunitense, britannico, francese, tedesco) distanziandosi da precedenti narrazioni «mono»-nazionali. La sua intenzione «smitizzante», e le sue critiche agli inglesi (più che agli americani o agli stessi tedeschi) gli hanno procurato qualche frizzante segnalazione. Qualche lettore, affezionato all’epopea di Omaha beach si è stupito delle critiche, assai documentate, dell’a., che - è stato osservato - mira a demolire le concentriche immagini delle forze armate anglostatunitensi cui la superiorità garantiva il successo e che erano composte da veri e propri eroi alla soldato Ryan. È stato anche osservato che il volume «getta un ponte» fra studi francesi, interessati alla campagna di Normandia soprattutto dal momento dello sbarco sino alla Liberazione della Francia, e studi anglosassoni, spesso più concentrati sulla colossale preparazione e conduzione dello sbarco in se stesso. In effetti, pur apparso in Francia con il sottotitolo Des origines à la libération de Paris, 1941-1944, il volume tiene assieme ambedue le facce dell’operazione, con una particolare attenzione all’esperienza del combattimento da parte dei soldati, in pagine che richiamano quelle dedicate da Paul Fussell alle due guerre mondiali.Una dimostrazione che, volendo, scrivere di guerre e forze armate oggi è possibile senza chiusure o angustie.


Nicola Labanca