SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Democrazia in America? Il sistema politico e sociale degli Stati Uniti

Oliviero Bergamini

Verona, Ombre Corte, pp. 232, euro 16,00 2004

Che democrazia c'è negli Stati Uniti? Come hanno inciso le trasformazioni politiche, economiche e sociali dell'ultimo secolo sulla qualità della democrazia statunitense? Sono queste le domande che Oliviero Bergamini si pone in questo agile, ancorché fittamente documentato, volume. Facendosi guidare da Tocqueville, l'autore riprende alcune delle riflessioni formulate dal pensatore politico francese sulla natura e le caratteristiche della democrazia americana, e cerca di applicarle al contesto attuale. Vengono così esaminati il sistema elettorale, i cambiamenti istituzionali, il quadro politico, le trasformazioni sociali, il peso e l'influenza (crescenti) degli interessi economici, le condizioni delle minoranze, il ruolo dei media, il rispetto (e la violazione) dei diritti individuali. Il quadro degli Stati Uniti che ne emerge è per molti aspetti desolante. In apertura, l'autore ricorda giustamente la necessità di non ?contrapporre mito a mito, una visione acriticamente positiva e ?filoamericana' a un'altra univocamente negativa e ?antiamericana'?, onde non dimenticare ?quanto confusa, contraddittoria, ambivalente, difficile da decifrare? sia la realtà statunitense (p. 11). Di fatto, però, è difficile trovare nel volume una qualche ragione per essere ottimisti sul futuro della democrazia americana (e sulle sorti del mondo, a cui essa è inestricabilmente legata). La rigorosa denuncia di Bergamini è frequentemente incisiva e condivisibile, in particolare laddove descrive ed esamina le sperequazioni sociali, l'influenza delle lobbies economiche sul processo democratico, le drammatiche assurdità del sistema sanitario e di quello carcerario. Non di rado, però, l'analisi scivola verso un'interpretazione unilaterale e rigida. Le contraddizioni, le ambivalenze e le ambiguità, ricordate nell'introduzione, scompaiono. Ciò è evidente sia nello stile, che talvolta si fa moraleggiante (come nei commenti sull'elezione di Arnold Schwarzenegger a governatore della California), sia nel merito di una riflessione che dimentica il dinamismo culturale ed economico attorno al quale gli Stati Uniti sono riusciti più volte a rimodulare ed estendere la propria egemonia globale. La parte sul sistema educativo, e sull'università in particolare, ne nasconde i meriti e la straordinaria dinamicità, soprattutto nell'ambito della ricerca. Dinamicità che accomuna università pubbliche e private (incomprensibile, in tutta franchezza, risulta l'affermazione secondo la quale le uniche università statali all'altezza di quelle private sarebbero la ?Arizona State University o la Kansas State University? (p. 117), come se la rete delle grandi università statali ? dalla California al Midwest alla East Coast ? contasse poco o nulla). In conseguenza di ciò, Democrazia in America? appare un'opera spesso incisiva e originale, oltre che assai ben scritta, ma riuscita a metà. Forse perché si è deciso di utilizzare solo una metà dello sguardo (e della lezione) di Tocqueville.


Mario Del Pero