SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Germanesimo e romanità

Onorato Bucci

Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 285, euro 23,00 2004

Questo volume affronta nei termini di storia della cultura giuridica la questione del rifiuto, sino in età contemporanea, della cultura romanistica e del diritto romano; la ricerca è incentrata sulle origini dell'atteggiamento antiromano del nazismo, esemplificato nel punto 19 del programma del NSDAP del 1920, in cui si proclamava: ?Noi vogliamo che il diritto romano, asservito ad un ordinamento materialistico del mondo, sia sostituito da un diritto comune tedesco?. Tale rifiuto del diritto romano porterà ad una concezione giuridica aberrante, per la quale tutto si giustifica in nome del razzismo e della volontà del Führer divenuta legge. L'antitesi romanesimo/germanesimo, nella ricostruzione dell'autore, prende le mosse dall'imposizione violenta da parte della Chiesa di forme giuridiche romanistiche su un tessuto, quello germanico, pagano e consuetudinario: è nella tentata romanizzazione dell'Impero franco-germanico ad opera della Curia romana nel IX secolo, e nel conseguente scontro romanità/germanesimo che nasce l'Europa moderna (è la tesi di Koschaker); addirittura, si afferma significativamente che: ?nell'individuazione e nello scontro fra romanità e germanesimo sta la storia d'Europa dal nono secolo fino ai giorni nostri? (p. 123). Il germanesimo e la romanità sono rappresentate come categorie strutturali di lunghissimo periodo: il primo si fonda su un complesso di miti pagani dove il tema della fedeltà predomina, senza lasciare alcun posto per la carità e la compassione; la seconda rappresenta l'ordine, la razionalità e l'universalismo (Roma fece cittadini tutti gli abitanti dell'Impero). Senza mezzi termini l'autore individua le radici culturali del nazionalsocialismo nei miti nordici e ?nell'affermazione antisemita della primarietà religiosa germanica contro la corruzione latina così come era stata predicata da Lutero? (p. 95). Lutero, vero creatore della lingua e quindi del popolo tedesco, nonché fervente antisemita, costituisce il fuoco dell'analisi: ?da Lutero al nazionalsocialismo attraverso Hegel e Fichte, unitaria era stata l'esaltazione della stirpe germanica e l'affermazione del pangermanesimo.? (p. 162). In questo senso si critica con vigore l'interpretazione di G.L. Mosse, che aveva ritenuto ridicolo lo schema ?da Lutero a Hitler?. Il volume ha il grande merito di affrontare il tema, fondamentale per la storia del diritto, dell'opposizione del nazismo al diritto romano; e lo fa con un'analisi di lungo periodo e dimostrando una profonda conoscenza dei termini in cui il problema germanesimo/romanità si pose per i giuristi italiani e tedeschi. In un'ottica storico-contemporaneistica può però sorgere qualche perplessità di fronte all'uso di strutture di così lungo periodo e dalla totale assenza di fratture. Pesa in questo, ovviamente, l'abitudine a considerare determinanti per la nascita del nazionalsocialismo eventi come l'avvento delle masse e il trauma della prima guerra mondiale, il fallimento dell'esperienza democratica di Weimar e il collasso economico; nonché, infine, l'avvento del positivismo scientifico e di teorie razziste nuove, basate sulla biologia.


Olindo De Napoli