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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Arte di Frontiera. Pittura e identità nazionale nell'Ottocento nord-americano

Orietta Rossi Pinelli

Roma, Carocci, pp. 260, euro 12,40 2002

Pur nella pertinenza al tema trattato Arte di Frontiera è un titolo che non rende del tutto giustizia al libro di Orietta Rossi Pinelli. Il volume offre infatti suggerimenti interpretativi per comprendere la specificità della pittura americana dell'Ottocento - delle sue istituzioni e sistemi di diffusione, della formazione degli artisti, della influenza di transizioni politiche e ricerche filosofiche sulle scelte tematiche, compositive e poetiche dei pittori - che non sembrano tutti riconducibili al tema, seppur potentissimo, della frontiera. Suggerimenti che, pur non offrendo analisi approfondite, tracciano lo scenario della cultura americana e segnalano con correttezza le dinamiche più rilevanti. L'assenza di testi in italiano sull'argomento, la vastità dei temi trattati e la raffinatezza dell'analisi delle opere, fanno di Arte di Frontiera un libro di grande interesse, seppur non particolarmente innovativo. (Ma è doveroso ricordare che Orietta Rossi Pinelli non è una specialista di arte americana). Uno dei punti di forza del libro è la definizione del campo di indagine: la domanda di partenza, che non viene mai persa di vista, è l'origine della cultura visiva che ha generato la mitologia e dunque il cinema western. Per rispondere a questa domanda, Rossi Pinelli allarga il campo alla identificazione degli elementi che via via hanno costituito la cosiddetta ?americanicità? della pittura americana. Elementi spesso consapevolmente ricercati ed esplicitamente definiti dagli artisti stessi: l'osservazione della realtà, la scelta di episodi quotidiani ma moralmente paradigmatici, l'immediatezza comunicativa e il suo riflesso in precise scelte compositive, la centralità del paesaggio, l'alterità rivendicata rispetto alla tradizione europea. La presenza dominante della natura, che da un lato informa l'epopea della conquista del west e dall'altro nutre, a ben altri livelli, la filosofia trascendentalista, è il filo rosso dell'arte americana dell'Ottocento che Rossi Pinelli dipana nel libro. Il tema della wilderness, la natura inviolata e potente che tuttavia accoglie chi sa empaticamente percepirla ed osservarla, è un elemento portante della filosofia trascendentalista e della migliore pittura americana di paesaggio, quella della scuola dell'Hudson River, un gruppo di pittori ad un tempo autodidatti e coltissimi attivi attorno alla metà del secolo. Se le opere di Thomas Cole erano in profonda sintonia con la poesia di William C. Bryant, Frederick E. Church era un attento studioso di Alexander von Humbolt: nei suoi dipinti delle cascate del Niagara e dei vulcani del sud America, perseguiva quella sintesi tra osservazione scientifica e contemplazione poetica che costituiva la maggiore intuizione del filosofo tedesco. Il perseguimento dell'accuratezza, della chiarezza compositiva, della sinteticità della rappresentazione è l'altro filo rosso che Rossi Pinelli illustra attraverso le opere di molti artisti. Entrambi confluiscono e vengono trasformati e banalizzati nell'iconografia della conquista del west, ovvero la progressiva definizione di immagini che fin da subito risentono della fotografia, fortemente evocative e, ante litteram, cinematograficamente drammatiche.


Flaminia Gennari Santori