SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il giovane Sonnino fra cultura e politica 1847-1886

Paola Carlucci

Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano-Archivio Guido Izzi, pp. 2002

Il profilo politico di Sidney Sonnino è inciso anche in certi suoi tratti biografici, come l'attitudine etica e poco gregaria, il pessimismo, il carattere rigido e scostante. Che sia da collegarsi o no alla formazione anglicana e/o alla matrice ebraica, la ?diversità? e l'isolamento segnano la sua vita politica (nel 1878: ?volendo seguir sempre i dettami propria coscienza [?], e volendosi occupare di faccende pubbliche, bisogna rassegnarsi a vivere isolati?, p. 75; due anni dopo entra in Parlamento e forma il gruppo dei ?rassegnati?, forte di tre deputati). Grosso possidente, fu un notabile nel suo collegio, ma nel tempo stesso teso verso una visione politica statal-nazionale non comune al gruppo toscano, dal quale si distinse per il fermo laicismo e per lo spirito riformatore. La più nota delle sue proposte di riforma fu il suffragio universale, su cui Carlucci si sofferma con molta attenzione. Mi sembra che i dati qui riportati confermino che la sua non era una concezione di stampo individualistico e democratico (per lui il suffragio non era un diritto naturale, e la rappresentanza non necessariamente doveva essere elettiva). Aveva semmai accenti organicistici (?invochiamo l'istinto alla socievolezza, e non quello dell'egoismo?, p. 203) ma dell'organicismo respingeva le tecniche (suffragio limitato, a grado multiplo, o idea della rappresentanza virtuale). Il suffragio universale, misurando gli interessi, doveva essere un ?pungolo? per classi dirigenti arretrate, da mettere accanto ad altre misure coattive di promozione della modernità e dell'incivilimento (revisione di patti agrari, istruzione, riforma fiscale?). L'indipendenza, la tensione riformatrice, il senso dello stato si fecero poi i motori di un programma centrista che contro i partiti tradizionali mirava alla trasformazione. Sonnino agitò allora contro il ?parlamentarismo? una bandiera trasformista (?l'idea essenziale del trasformismo, cioè la costituzione di un forte partito di governo, e l'esclusione persistente degli inetti e degli indegni con le crisi parziali?, p. 293). Che spazio, che significato e che esiti ebbero posizioni come queste? Carlucci si ferma alla vigilia dell'ascesa al potere (Sonnino fu ministro con Crispi, autore del celebre ?Torniamo allo statuto?, presidente del consiglio due volte, ministro degli esteri a Versailles). Ma è allora, negli alti riconoscimenti e nelle scarse realizzazioni, che può maturare il giudizio complessivo dello storico. L'autrice se ne astiene, limitandosi a dichiarare l'originalità del primo Sonnino, l'apertura sociale, a volte la modernità, ma anche i limiti e le contraddizioni, con l'intento semmai di mostrare come fossero variegati gli orientamenti della classe dirigente liberale. Perfezionata alla Scuola Normale Superiore di Pisa, autrice di precedenti studi sonniniani ai quali rinvia, qui Carlucci dice molto sulla vita del personaggio ma evita di tracciarne la biografia ? basti dire che non racconta del famoso viaggio in Sicilia, né descrive l'avventura della pur citatissima ?Rassegna settimanale?. Sistemata la materia per temi, o nuclei di pensiero, li colloca nei contesti loro propri con preziosa acribìa, e sincopa il testo con 1411 note.


Raffaele Romanelli