SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dio e patria. I cappellani militari lombardi nella seconda guerra mondiale

Paola Chiesa

Milano, Mursia, 329 pp., Euro 24,00 2011

I sacerdoti in uniforme sono stati figure molto importanti nell'esercito italiano di ambedue le guerre mondiali. Tra 1915 e 1918 l'appena ricostituito corpo dei cappellani militari fu protagonista della mobilitazione culturale e della costruzione del consenso tra i soldati. Largamente composti di contadini, analfabeti ma devoti cattolici, i reggimenti di prima linea erano poco sensibili ai canali della propaganda scritta e alla pedagogia patriottica, ma molto attenti alle sollecitazioni dei sacerdoti in uniforme. I circa 2.000 cappellani furono un attore decisivo nella tenuta disciplinare e morale dell'esercito operante, in termini sconosciuti alle forze armate più laiche e istruite delle altre potenze europee, un contributo messo in luce dagli studi (a partire dal pionieristico lavoro di Morozzo della Rocca) che negli anni si sono susseguiti sul clero castrense della Grande guerra. Meno fortuna hanno invece avuto i cappellani del 1940-45. Forse per la scomoda questione dell'adesione al regime (in molti casi entusiastica, in alcuni fanatica), i 3.200 cappellani della seconda guerra mondiale sono stati relativamente poco studiati, se si eccettua il volume di Mimmo Franzinelli (Il riarmo dello spirito, 1991) e pochi altri saggi. In quest'ottica, un contributo anche parziale come quello proposto da Paola Chiesa sui cappellani militari lombardi sarebbe benvenuto se arricchisse le nostre conoscenze in termini prosopografici e dicesse qualcosa di nuovo a proposito della formazione, dell'habitus, del quadro ideologico e della percezione del conflitto dei sacerdoti. Nulla di tutto questo compare in questa raccolta di 110 biografie di «cappellani di mobilitazione» (appartenenti cioè alle forze armate regolari e non alla Rsi), basato sui fascicoli personali delle diocesi lombarde e da corrispondenza privata conservata presso l'archivio del Centro documentale (ex distretto militare) di Milano. Questo materiale potrebbe destare forse un qualche interesse, se l'a. non se ne servisse fondamentalmente solo per esaltare «personalità distinte ma unite nella fede. In Dio e nella Patria» [sic] (p. 17). Di fatto, Dio e patria non è né una monografia, né una raccolta di fonti, né un epistolario. Si tratta piuttosto di un martirologio, la cui a. appare del tutto disinteressata ad approfondire problemi storiografici. Quale era la posizione dell'episcopato lombardo sulla guerra fascista? La «guerra giusta» animava ancora qualche sacerdote? Che rapporti intercorrevano tra clero castrense lombardo e Santa Sede nel 1943-45? Non è strano che queste domande rimangano inevase, anche considerando che l'a. sembra non conoscere la bibliografia minima. Daniele Menozzi, che ha speso più di qualche pagina sulla relazione tra Chiesa cattolica e guerra, non compare, come Giorgio Vecchio, che pure ha pubblicato contributi apprezzabili proprio sulla Chiesa lombarda nella seconda guerra mondiale.


Marco Mondini