SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Eros e potere. Miti sessuali dell'uomo moderno

Paola Lupo

Venezia, Marsilio, 265 pp., euro 19,50 2006

Il volume ripercorre alcune importanti interrelazioni, nella cultura occidentale dalla fine del '700 ai primi del '900, fra la sfera discorsiva della sessualità e la costruzione delle gerarchie di genere e di orientamento sessuale. Non si tratta invero di un approccio inedito; ma nel ripercorrere i filoni di tale universo simbolico l'autrice delinea una cornice narrativa efficace, molto utile anche come sintesi storiografica. Lo scenario è descritto con precisione, ricchezza di dettagli, stile piacevole. Le citazioni, pur abbondanti, sono puntuali e legano bene fra loro le varie parti dell'argomentazione. Il quadro tematico è ben organizzato; i singoli spunti di riflessione punteggiano efficacemente la trama interpretativa. Lupo ricorre a fonti primarie di svariata natura, spaziando da testi giuridici e politici a opere letterarie, mediche, filosofiche, sociologiche, ecc. La ricognizione ha inizio nel momento fondativo della moderna cittadinanza, la Rivoluzione francese, ricostruendo un quadro articolato delle argomentazioni a favore dell'esclusione delle donne; nei successivi capitoli, si sviluppa più in dettaglio un'analisi parallela di gerarchie di genere e scenari ideologici più ampi. Sin dal '700, così, la masturbazione è stigmatizzata perché costituisce dissipazione, ma anche perché l'onanista manca di «esprimere quelle volontà e capacità di imporsi, di vincere e di dominare che sono dimensioni essenziali della mascolinità dell'Ottocento, il secolo in cui il ruolo che per natura spetta al maschio non è più indicato semplicemente come attivo, ma è diventato attivo e aggressivo, e si trasformerà infine in sadico» (p. 65). Particolarmente interessante è poi il quadro degli atteggiamenti maschili nei confronti del lesbismo (una questione trascurata in Italia, se si eccettuano gli studi di N. Milletti e pochi altri), che per l'autrice si indirizzano non tanto sul desiderio delle donne, quanto sui ruoli non ortodossi che spesso esse assumono mediante l'omosessualità. Lo stesso capitolo descrive un variegato scenario della cultura lesbica europea fra '800 e '900. La passività della donna si trasforma infine da «fatto» sessuale in «categoria esaustiva del femminile», e la retorica politica stessa attinge sempre più a un immaginario di stampo sadomasochistico. Impossibile dar conto dei molti temi che il libro attraversa e incrocia: antifemminismo, antisemitismo, «filosofie della crisi», elogio della forza e legittimazione della violenza, bellicismo, dispotismo; laddove si scorge, nel privato e nel pubblico, «il fondamento dell'agire maschile in un primordiale nucleo istintivo refrattario a ogni istanza etica o evoluzione sociale» (p. 222). L'unica perplessità riguarda un paio di parallelismi con la misoginia dei fondamentalismi islamici odierni. Non tanto nel merito dei contenuti ? è difficile non considerare aberrante tale misoginia ?, quanto nel metodo sotteso: istituendo analogie puramente morfologiche al di sopra dei periodi storici, il rischio è quello di rimanere entro una «storia delle idee» come galleria di voci avulse dai contesti concreti, di rendere insomma meno netto l'impianto interpretativo. E quindi anche meno salda sul piano metodologico la stessa tensione politica che è alla base, giustamente, di questa operazione storiografica.


Sandro Bellassai