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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Egitto agli egiziani! Cristiani, musulmani e idea nazionale (1882-1936)

Paola Pizzo

Torino, Silvio Zamorani, 2002, pp. 319, euro 30,00 2003

?L'Egitto agli egiziani!? è uno slogan coniato a fine Ottocento quando il dibattito sulla nazionalità prese a farsi più acceso in Egitto come altrove. Ma sul Nilo più che altrove l'elaborazione teorica, lo scontro politico e i rapporti complessi tra le differenti culture fecero sì che l'esperienza egiziana diventasse un punto di riferimento per l'intero mondo musulmano. L'importante libro di Paola Pizzo indaga la nascita dell'idea nazionale in Egitto dall'inizio dell'occupazione inglese del 1882 alla firma del Trattato anglo-egiziano del 1936, sottolineando il fondamentale ruolo ricoperto in tale processo dai non musulmani: gli ebrei come i cristiani, cattolici, ortodossi, ma soprattutto copti. Anche attraverso tali apporti sempre più chiaramente presero forma alcuni temi centrali di questo dibattito: la definizione di nazione, mutuata dall'esperienza politica europea e volta a un'identità separata dal contesto ottomano, il ruolo dell'appartenenza etnica o confessionale, il rapporto col mondo occidentale e con la sua spinta verso la modernizzazione, il legame con la nazione araba. Il libro affronta questo tema a partire dall'analisi delle condizioni delle minoranze religiose alla vigilia dell'occupazione inglese, percorrendo poi la storia di quegli anni complessi: dall'elaborazione della prima idea riformista e del nazionalismo sino alla nascita del partito Wafd, animato da un'idea nazionale territoriale, incurante delle distinzioni religiose; e poi ancora negli anni Trenta, in cui il sentimento religioso recupera sempre più spazio all'interno del discorso politico, specie nella predicazione dei Fratelli Musulmani. Il punto di vista è dunque quello del rapporto tra movimento nazionalista e discorso religioso; non solo dal punto di vista della maggioranza musulmana ma soprattutto dal punto di vista, certo meno frequentato, della minoranza copta. Ne emerge un quadro complesso in cui il sentimento religioso, pur con alterne vicende, continua ad essere uno dei fondamenti delle definizioni politiche e dei discorsi ideologici; con buona pace di tanta letteratura ? araba come occidentale ? che negli anni dell'imperante panarabismo nasseriano aveva voluto vedere nel processo di decolonizzazione un progressivo cammino verso un esplicito affrancamento del discorso politico dall'elemento religioso. Considerazioni, queste, che guardano inevitabilmente anche al nostro complesso presente. Una parola infine sul metodo. Val la pena di sottolineare, infatti, come si tratti di un libro di storia; considerazione non banale se si guarda a tanto panorama dell'arabistica italiana, spesso poco avvezza a maneggiare i materiali ? cartacei ma anche concettuali ? propri della storiografia. A dimostrare tale impostazione è tanto il solido impianto del libro quanto l'importanza delle fonti utilizzate: i fondi egiziani del Public Record Office britannico, ma anche e soprattutto gli archivi di Stato egiziani che rappresentano un luogo per molti versi inesplorato dagli studiosi ma che Paola Pizzo ha dimostrato essere ricco di materiale di grande importanza per una seria ricerca sul contemporaneo pensiero politico egiziano.


Alessandro Vanoli