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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Presenze sonore. Il passaggio al sonoro in Italia tra cinema e radio

Paola Valentini

Prefazione di Pierre Sorlin, Firenze, Le Lettere, 273 pp., Euro 19,50 2007

Il volume rappresenta un lavoro di storia e critica del cinema che affronta le complesse questioni estetiche legate all'avvento del sonoro nel cinema italiano negli anni '30: un uso combinato di immagine, musica, parola che provoca nello spettatore una quantità di stimoli inimmaginabile nella precedente età del muto, ulteriormente amplificata dal sempre più frequente riferimento al medium radio nelle pellicole cinematografiche e al mondo del cinema nei programmi radiofonici dell'EIAR.La novità di quest'opera consiste soprattutto nell'individuare nell'introduzione del sonoro all'interno della cinematografia italiana «la vera e propria nascita di una produzione nazionale più solida e strutturata» (p. 29). La tesi viene sviluppata analizzando le implicazioni economiche e tecniche che negli anni '30 legano sempre più le sorti delle produzioni cinematografiche alla vicenda storica dell'EIAR, e rintracciandone la base teorica sin dalle prime teorie futuriste che dal Manifesto del 1909 individuavano nel «rumore» la «realtà acustica del mondo moderno» (pp. 84-85).Il suo limite è di non mettere a fuoco il progetto di politica culturale che, negli anni della costruzione dello Stato totalitario, anima questa nazionalizzazione del cinema sonoro. Numerose sono dunque le sollecitazioni e molteplici gli interrogativi sul tema fascismo - uso politico del suono che rimangono aperti invitando a battere altrettante piste d'indagine storiografica. La prima riguarda la necessità di differenziazioni e relative periodizzazioni inerenti all'uso del sonoro nei diversi ambiti di produzione fascista, come nel caso del LUCE, rispetto alle altre società di produzione cinematografica. Queste informazioni consentirebbero di comprendere se e in che modalità vi fosse anche nel settore della cinematografia un consapevole uso del suono da parte del regime a scopi propagandistici, fornendo un elemento significativo alla ricostruzione del disegno politico che nel 1928 ha portato alla creazione della Discoteca di Stato e negli anni '30 alla progressiva fascistizzazione dell'EIAR. A questo tema si lega quello nevralgico dell'introduzione delle tecniche di doppiaggio, la cui ricostruzione storica fornita da Valentini lascia intuire, ma non si addentra nell'interessante progetto censorio e autarchico legato alla costruzione dei primi stabilimenti di dubbing per volontà di Mussolini.Infine rimane da approfondire il più complesso e affascinante quesito su quali siano state nella popolazione le ricadute sociali, culturali e politiche provocate dalle sollecitazioni provenienti dall'uso congiunto e dalle frequenti interferenze tra i nuovi media - cinema e radio; se e in che termini gli stimoli provocati da queste «presenze sonore» si siano tramutati in altrettanti strumenti di crescita democratica in grado di sfuggire allo stesso controllo del regime fascista.


Marilisa Merolla