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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia dell'abuso edilizio in Italia: dal ventennio fascista al prossimo futuro

Paolo Berdini

Roma, Donzelli, VII-166 pp., € 16,50 2010

Paolo Berdini, ingegnere di formazione, è un urbanista che, oltre a svolgere attività di pianificazione e consulenza per le amministrazioni pubbliche, insegna presso l'Università di Roma Tor Vergata e collabora con il quotidiano «il manifesto». Osservatore attento e voce critica sulle questioni legate alla gestione del territorio e in particolare delle città, è uno dei principali animatori del dibattito pubblico sui temi della pianificazione, della qualità degli ambienti urbani e della tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico.In questo volume, Berdini affronta il tema dell'abusivismo edilizio in Italia, un fenomeno patologico di abnorme estensione che segna in profondità il territorio e distingue in negativo il nostro paese dai principali stati europei, nei quali il mancato rispetto delle regole urbanistiche ed edilizie è un fenomeno marginale se non sconosciuto. Berdini individua le radici dell'abusivismo nella Roma fascista. Ne segue poi lo sviluppo nel secondo dopoguerra, quando esso assume le vesti di un «abusivismo di necessità» consistente nell'autocostruzione di alloggi da parte dei migranti interni che affluiscono nelle città. Ne illustra, infine, le trasformazioni a partire dagli anni '80, quando perde i connotati «poveri» del periodo precedente per assumere quelli di un sistema di imprese illegale e spesso controllato dalla malavita organizzata. Impressionanti le stime fornite circa le dimensioni complessive del fenomeno: si calcola che dalla fine degli anni '40 a oggi gli abusi siano stati più di 4.600.000, con una media di oltre 200 al giorno (p. 70).Il titolo del volume, che riprende quello di altri lavori pubblicati da Donzelli in passato (la Breve storia dell'Italia meridionale di Piero Bevilacqua, quella dell'Italia settentrionale di Marco Meriggi, ecc.), può essere fuorviante. Più che della sintesi storiografica, infatti, il libro ha le caratteristiche del saggio di denuncia. Concentrandosi sugli ultimi decenni, e in modo particolare sulle vicende degli anni a noi più vicini (capp. III-VII ed Epilogo), Berdini evidenzia gli effetti perversi del mancato rispetto delle regole, del non governo del territorio, della cultura dell'emergenza e dei ripetuti condoni edilizi (1985, 1994, 2003): fenomeni e processi che deturpano il paesaggio e pregiudicano la qualità degli ambienti urbani, determinano un abnorme consumo di suolo, incoraggiano ulteriori trasgressioni delle norme e, nel complesso, sanciscono il predominio degli interessi privati su quelli della collettività. Al di là di alcune imprecisioni e di qualche accostamento improbabile (ad esempio, p. 9: il primo condono non fu varato pochi mesi ma undici anni dopo l'assoluzione degli imputati per la frana di Agrigento; p. 20: gli arditi del popolo non possono essere associati a «squadracce, […] delatori e […] forze di polizia»), il volume appare abbastanza ben documentato e sostiene con argomentazioni convincenti la necessità di combattere, attraverso il rispetto delle regole e gli strumenti della pianificazione, il disordine, il dissesto e la degradazione che hanno investito ampie porzioni del territorio italiano.


Bruno Bonomo