SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Educare all’obbedienza. Pedagogia e politica in Piemonte tra Antico Regime e Restaurazione,

Paolo Bianchini

Torino, Società Editrice Internazionale, 359 pp., euro 16,00 2008

Questo lavoro affronta una delle tematiche più rilevanti, ed insieme più affascinanti e controverse, della pedagogia moderna. Per certi versi, costituente la stessa riflessione pedagogica negli ultimi due secoli. Quanto nei processi educativi vi è di conformativo della personalità umana? Quanto invece vi è di liberatorio? Quanto l’educazione sostiene l’autorità e quanto invece conduce alla libertà? L’a. non segue un filone legato solo alla riflessione teorica, tanto più essendo consapevole che l’uso della stessa categoria di pedagogia sarebbe largamente improprio nel periodo trattato. Egli si concentra nella sua analisi - molto dettagliata ed esaustiva, attenta non solo alle cesure ma anche alle continuità - su come si siano definite vere e proprie strategie istituzionali nel campo dell’educazione e dell’istruzione in quel contesto territoriale e dinastico, per molti versi avanzato, costituito dal Piemonte sabaudo fra ’700 e ’800. Indaga, insieme alle figure di organizzatori della scuola e dell’istruzione, i loro progetti e tentativi riformatori in cui per la prima volta lo Stato, non solo durante la dominazione francese e napoleonica, tende a individuare una sua vocazione educativa e ad affermare una superiore specializzazione pubblica rispetto alla sfera privata, in cui la stessa pedagogia come scienza autonoma comincia a trovare il suo campo d’azione.Il volume cerca cioè di individuare le caratteristiche culturali e ideologiche salienti delle politiche proposte in campo educativo durante quei complicati decenni. Nello stesso tempo, l’a. individua anche il contrastato paradigma politico che nutre questi progetti e le matrici educative che cercano di affrontare i cambiamenti sociali ed economici, da una parte, e la problematica contraddizione fra sudditanza e cittadinanza, dall’altra.Il libro, inoltre, si segnala per due altri elementi originali. Da una parte, nel campo delle politiche educative e scolastiche, l’a. riscontra un dato noto pure su altri piani del governo e dell’amministrazione dopo la Restaurazione: la conferma di assetti organizzativi e strutture che sono l’eredità tecnocratica del periodo napoleonico e della sua tendenza razionalizzatrice-burocratica. In sintesi, la capacità di utilizzare in chiave dinastica la forte spinta monopolizzatrice sul piano amministrativo operata dal riformismo francese. Dall’altra, tralasciando la ricchezza di piste che pure sono presenti nel libro (le innovazioni curriculari con l’attenzione all’educazione scientifica e fisica, il tema dell’educazione e dell’istruzione popolari, la filantropia e il mutuo insegnamento, ecc.), di fronte all’impossibilità dei protagonisti di risolvere pienamente il dilemma tutto politico richiamato all’inizio, l’a. individua un significativo effetto inatteso, rilevante sul piano pedagogico, nella crescente attenzione alla didattica come tecnica educativa apparentemente neutrale, come uscita di sicurezza piena però di ambiguità irrisolte.


Pietro Causarano