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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Africa al confino. La deportazione etiopica in Italia (1937-39)

Paolo Borruso

Prefazione di Angelo Del Boca, Manduria-Bari-Roma, Lacaita, pp. 175, euro 12,00 2003

La collana ?Strumenti e fonti?, che ha già meritoriamente pubblicato altri volumi di interesse documentario per la storia dell'espansione coloniale, tra i quali va annoverata la stessa edizione curata da Borruso del diario africano del padre Paolo (Il mito infranto, 1997), ospita oggi una raccolta di lettere di dignitari etiopici trattenuti dall'Italia fascista in località di confino. Si tratta di 83 lettere individuali e di 5 lettere collettive di internati: 60 sono rivolte ad autorità e personalità italiane (da Mussolini a Graziani, da Lessona al papa), le altre sono più o meno private. Sono lettere reperite negli archivi diplomatici e coloniali, ripresentate nella traduzione coloniale del tempo. La pubblicazione dei documenti (pp. 87-170) è preceduta da un'ampia e informata Introduzione (pp. 19-86). L'internamento di una parte notevole del notabilato etiopico all'indomani della conquista e soprattutto dell'attentato a Graziani (febbraio 1937) era cosa nota. Borruso ha però l'incontestabile merito di aver raccolto questa documentazione e di avervi avviato una riflessione. In effetti le lettere hanno toni assai vari. Alcune, quelle private evidentemente intercettate dalla occhiuta sorveglianza italiana, hanno carattere più intimo. Altre, quelle indirizzate alle autorità del fascismo, ora reclamando ora implorando la liberazione dei loro stessi firmatari, hanno talvolta un tono più dignitoso e severo (consono alla figura degli internati, fra cui molti bei nomi della più nobile ?aristocrazia' etiopica), talaltra un tono più lacrimevole e supplicante. Non è difficile spiegare questa seconda attitudine, alla luce di un internamento non motivato da personali e specifici addebiti giudiziari ma da una colpa collettiva: quella di essere alcuni dei notabili di un paese conquistato ma che non intendeva arrendersi. La conoscenza e la condanna della deportazione risultano se possibile ribadite dalle pagine dell'autore. Dopo altri studi condotti esclusivamente su fonti italiane, Borruso ha qui il merito di cercare in fonti apparentemente ?altre' ? non italiane, se non proprio non coloniali ? la ?vera' altra faccia della storia del colonialismo italiano. Poiché però vi trova anche suppliche e riconoscimenti nei confronti del regime, egli prospetta l'interpretazione (?tra consenso e opposizione?, p. 60) per cui questi alti notabili (e più in generale gli etiopici) furono ? almeno in qualche parte ? piegati al regime. C'è da chiedersi però quanto sincere fossero le suppliche di questi alti notabili etiopici, o quanto invece strumentali e miranti al fine della liberazione e del ritorno in patria. Lo stesso Angelo Del Boca nella sua Prefazione ricorda come questa raccolta sia ?forzatamente incompleta? e invita alla cautela. Borruso ha in ogni caso il merito di aver indicato una strada, e converrà continuare a batterla.


Nicola Labanca