SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia costituzionale della monarchia italiana

Paolo Colombo

Roma-Bari, Laterza, pp. XVII-141, euro 15,49 2001

Già autore di una densa monografia sulle prerogative costituzionali della corona in Italia, con ampie aperture comparative, Paolo Colombo ritorna sullo stesso tema con un volume che si presenta come una veloce sintesi delle vicende della monarchia sabauda dal periodo napoleonico, sia pure nel quadro delle precedenti trasformazioni settecentesche, fino al 18 giugno 1946, quando vengono annunciati i risultati definitivi del referendum istituzionale. Il punto centrale è ovviamente l'introduzione dello Statuto albertino, che costituisce ?l'avvento di una modalità stabile di controllo rappresentativo sui processi decisionali? e il regolatore, per quasi un secolo, degli equilibri che intercorrono tra la corona, il governo, il parlamento. Mosso dalla convinzione che la storiografia ha complessivamente sottostimato il ruolo ?svolto dalle monarchie rispetto all'evoluzione istituzionale dell'Europa contemporanea?, l'autore propone una immagine del protagonismo della corona nell'Italia dell'Ottocento e del secolo successivo che ha ragione di una serie di semplificazioni interpretative. Va inoltre sottolineato come il lavoro non rimanga esclusivamente confinato in un quadro di riferimenti giuridico-formale, ma si apra non di rado sul ruolo simbolico e sulle ?risorse ideologiche? che la corona offre alle istituzioni, senza delle quali la tenuta del sistema monarchico rimarrebbe indecifrabile; e più ancora indecifrabile nelle fasi in cui il sovrano, come ricorda un motivo ricorrente, regna ma non governa. Il libro ha un percorso cronologico, una vera ricostruzione delle vicende italiane sotto specie di analisi costituzionale, ma contemporaneamente si articola attraverso un esame di tutti i nodi controversi, le zone d'ombra, le ambiguità lasciate aperte dallo Statuto albertino e dalla impossibilità, per la giovane età delle istituzioni, di affidarsi a una tradizione consolidata. Di qui il carattere indefinito dei confini delle numerose prerogative ? esecutive, legislative, giudiziarie, onorifiche ? riservate dalla carta costituzionale al sovrano. Il quadro è reso ulteriormente complicato dal carattere sacro e inviolabile definito dall'articolo 4 dello Statuto albertino per un sovrano che non si mantiene nei confini delle dignified parts di cui parlava Bagehot e che costringe alla copertura di ogni atto del re con la controfirma di un ministro che ne diviene politicamente responsabile. Non meraviglia dunque se la fase che si apre con la marcia su Roma e si chiude con il referendum istituzionale è quella in cui più complesso si presenta il quadro del ruolo della corona; anche se la distanza che il sovrano, e non per sua volontà, ha mantenuto dal governo reale del paese ne ha paradossalmente, ma non troppo, potenziato il suo ruolo di depositario di valori simbolici. Luogo fisico e contemporaneamente istituzione, la Real Casa rappresenta con efficacia le difficoltà di identificare la reale capacità di condizionamento delle scelte politiche di cui poteva disporre la corona; bastino per tutti il ruolo svolto dal ministro della Real Casa Pietro Acquarone nei fatti del 25 luglio 1943 o da Falcone Lucifero, anche lui ministro della Real Casa, negli ultimi giorni di regno.


Giovanni Montroni