SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Politica a memoria d'uomo

Paolo Emilio Taviani

Bologna, il Mulino, pp. 460, euro 20,00 2002

Nato nel 1912, Paolo Emilio Taviani è stato uno dei principali dirigenti della Democrazia cristiana, della quale fu per breve tempo segretario negli anni di De Gasperi. A lungo ministro, in particolare dell'Interno e della Difesa, nominato nel 1991 senatore a vita dal suo discepolo Francesco Cossiga, Taviani fu uno dei più significativi esponenti di quei settori giunti al cattolicesimo democratico attraverso la decisiva esperienza della Resistenza. Per il politico genovese, come emerge chiaramente dalle memorie pubblicate l'anno successivo alla sua morte, il paradigma antifascista fu un fondamentale punto di riferimento esistenziale e politico. Tra gli esponenti della seconda generazione democristiana, quella cioè che maturò negli anni della dittatura fascista, Taviani fu senza dubbio colui che più intimamente visse la stagione di De Gasperi, condividendone appieno la visione e, specie nella politica europeista, assolvendo funzioni di responsabilità. In questo senso, la sottolineatura della resistenza come guerra di liberazione; la convinzione del nesso necessitato tra democrazia ed economia regolata; la rivendicazione del ruolo della cultura cattolica nella elaborazione sociale della Costituzione, frutto più del codice di Camaldoli che non di suggestioni sovietiche; la piena adesione alle ragioni di politica estera che imposero la rottura dell'unità antifascista e, conseguentemente, l'atlantismo, sono tutti motivi tesi a qualificare i contenuti del cattolicesimo democratico nella Repubblica. Nella definizione della DC data da De Gasperi ? un partito di centro che guarda a sinistra ? si esprimeva la piena consapevolezza di quella classe dirigente rispetto alla funzione storica chiamata a svolgere e nella quale drammaticamente fallì: realizzare una democrazia compiuta. Della insanabile contraddizione della DC, sospesa tra la logica di conservazione del potere, espressa dai dorotei, e la necessità di garantire uno sbocco inclusivo del nostro sistema politico, che ebbe in Moro il tragico interprete, Taviani sembrò essere consapevole già nella seconda metà degli anni Sessanta quando, ministro dell'Interno, intravide nelle prime avvisaglie di quello che fu il lungo Sessantotto il frutto della tragica arretratezza democratica del nostro sistema politico e, all'interno della DC, scorgendo le degenerazioni insite in un sistema bloccato, diede vita alla corrente dei "pontieri". Taviani ministro dell'Interno sconfessò, negli anni dello stragismo, la teoria degli "opposti estremismi" che per la DC fu, scrive, "il batterio che la corrose: prolungò gli anni di piombo, logorò le istituzioni, distrusse la DC" (p. 404). Per Taviani, che in queste pagine rende nota la genesi di Gladio e rivendica la paternità dell'accordo Stay Behind del 1956, non potevano porsi sullo stesso piano "da un lato le efferate azioni delle BR incapaci di generare una svolta dittatoriale di sinistra e dall'altro la galassia dell'estrema destra che ? al contrario ? rischiava realmente di portare a una svolta autoritaria" (p. 403).


Paolo Soddu