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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'uomo di Montevecchio: la vita pubblica e privata di Giovanni Antonio Sanna il più importante industriale minerario dell'Ottocento (Sassari 1819-Roma 1875),

Paolo Fadda

Sassari, C. Delfino, 239 pp., € 40,00 2010

Questo volume, diviso in dieci capitoli, racconta la straordinaria vita di uno dei maggiori imprenditori italiani dell'800, Giovanni Antonio Sanna (Sassari 1819-Roma 1875), utilizzando largamente l'importante fondo documentario da poco messo a disposizione del Comune di Arbus dalla famiglia Sanna Castoldi.Dopo un'introduzione che inquadra gli aspetti poliedrici del personaggio, «monade isolata» nella Sardegna dell'epoca, l'a. descrive come Sanna, trasferitosi giovanissimo a Marsiglia, entrò in contatto con la locale loggia massonica e conobbe un altro sardo, il prete Pischedda, singolare figura di sacerdote con il fiuto degli affari, alla ricerca di soci per tentare lo sfruttamento della miniera di Montevecchio: un giacimento ricco di piombo e zinco ed esteso 1200 ettari, situato nel territorio a Nord dell'Iglesiente. Nel terzo capitolo si spiega come Sanna riuscì ad ottenerne da Carlo Alberto l'effettiva concessione: il re gli diede udienza mentre era in corso la prima guerra d'indipendenza e lo nominò ispettore generale della miniera. Si calcola che a Montevecchio egli investì circa 25 milioni di lire. Sua figlia Amelia sposò nel 1864 il nipote di Francesco Domenico Guerrazzi, Cecchino, contro il quale Sanna dovette intentare un'aspra contesa giudiziaria, risoltasi a suo favore, dopo che il genero, spalleggiato dallo zio, aveva cercato di estrometterlo dalla gestione della Società mineraria. Amico personale di Garibaldi e di Giorgio Asproni (il cui Diario si conferma una fonte preziosa), Sanna si dedicò anche alla politica. Dal 1857 fece parte del Parlamento sabaudo, eletto in un collegio della provincia di Cagliari, nel 1865 fu deputato del Regno per il collegio di Grosseto. Fu anche editore (nel 1860 divenne proprietario del giornale piemontese «Il Diritto», principale giornale di opposizione al Cavour) e finanziere (nel 1871 fondò a Roma la Banca agricola sarda, con un capitale di 1 milione di lire). Colpito da una forma di alzheimer Sanna morì a soli 56 anni. Il Comune di Sassari ha da poco restaurato e riaperto al pubblico una parte del parco di Monserrato che l'imprenditore aveva acquisito per farne la sontuosa residenza della famiglia. Alla sua città natale Sanna donò una ricca collezione di reperti archeologici: il Museo nazionale di Sassari è perciò a lui intestato.L'a. del volume, Paolo Fadda (Cagliari, 1930), è stato presidente dell'Ente minerario sardo ed ha scritto altri volumi sulla storia dell'industria in Sardegna con particolare attenzione al versante imprenditoriale. Nella prefazione definisce questo suo libro «un romanzo biografico o una biografia romanzata», anche se precisa di essersi attenuto alla «verità effettuale». Come ha osservato Manlio Brigaglia, la scrittura di Fadda assomiglia «a quella agile del letterato più che quella uggiosa dello storico accademico». Il libro è corredato da una cronologia e da un ampio apparato documentario e iconografico, ma è privo di note.


Sandro Ruju