SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945)

Paolo Francesco Peloso

Verona, Ombre Corte, 282 pp., euro 22,00 2008

La guerra dentro: un richiamo forte quello scelto da Peloso fin dal titolo della sua opera. Un richiamo che, ciclicamente, seppur spesso sottotraccia, come un magmatico Leitmotiv ritorna unificando i quattro densi capitoli dell'indagine, fornendo al lettore una precisa chiave ermeneutica fin dalle prime battute.Psichiatria e fascismo, eugenica e sterminio dei folli, il contributo della psichiatria al razzismo coloniale, guerra e psichiatria: queste sono le quattro traiettorie tematiche attraverso le quali l'a. ? psichiatra e cultore di studi storici ? tesse la propria tela investigativa, avendo cura di svolgere l'analisi lungo due piani separati ma coincidenti. Un primo piano in senso lato culturale, incastonato in una tavolozza dal respiro europeo ? con particolare attenzione al caso tedesco ? che consente a Peloso di rintracciare le affinità elettive tra sapere psichiatrico e cultura fascista. Ed un secondo piano propriamente concreto, tangibile, col quale si riporta alla luce la misura dell'adesione rivendicata o silenziosa al regime, alle sue strutture di potere e alle sue realizzazioni, dell'intellettualità psichiatrica dopo la mobilitazione del 1915-18.Scrivendo una pagina poco nota della storia della psichiatria nazionale, l'a. ha cura di non tralasciare l'altra faccia della medaglia, descrivendo le vicende di quella minoranza di medici e infermieri manicomiali, clinici e liberi professionisti, che, per eterogenee motivazioni, non aderì alla fluida ideologia fascista, e, in taluni casi, affrontò con coraggio le conseguenze professionali e umane del proprio rifiuto.Dove, complessivamente, l'investigazione di Peloso sembra convincere maggiormente è nel suo concorso ad una «storia civile e culturale della esclusione» svolta a partire dagli occhi e dai corpi dei ricoverati in manicomio (p. 13). È questo un capitolo di grande spessore, degno d'esser letto e conosciuto, oltre il circoscritto ambito specialistico, da chi si accinga ad una storia sociale del passato prossimo nazionale. Una cartina di tornasole pregnante, a fronte di tanta smemoratezza odierna, del concetto di cittadinanza implementato dal fascismo. Dove, al contrario, l'indagine richiede ulteriori controprove euristiche, è nel suo sovrastimare l'originaria vocazione bellicista del regime, rilanciandone un'immagine di compattezza ed unitarietà che, probabilmente, non ebbe. Torniamo, allora, al motto iniziale: la guerra dentro è paradigma interpretativo affascinante quanto evanescente laddove, traslato in escamotage, induca a scolorire le differenti articolazioni (e lacerazioni) politiche, culturali e, direi, soprattutto, sociali, pulsanti nell'Italia del 1919-25.Il volume ? silenzioso rispetto all'avventura nostrana della psicochirurgia, cronologicamente (e non solo) tutta interna all'età fascista ?, arricchito da una puntuale presentazione di Valeria Paola Babini, si avvale, infine, di una corposa appendice bibliografica.


Andrea Scartabellati