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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Repubblicanesimo e Cooperazione a Ravenna. Dal patto di fratellanza operaia alla nascita di Acmar 1871-1951

Paolo Gualdi

Ravenna, Longo Editore, pp. 192, euro 20,00 2002

L'Associazione Cooperativa Muratori e Affini di Ravenna (ACMAR) sorge nel secondo dopoguerra, ma le sue radici affondano nel XIX secolo e si confondono con le origini della cooperazione ravennate, con la storia del movimento repubblicano e delle prime affermazioni del nuovi partiti repubblicano e socialista. A questa fase, fino al passaggio del fascismo e alla scissione del secondo dopoguerra, quando nasce l' ACMAR, Gualdi dedica largo spazio al fine di cogliere le ragioni profonde del radicamento sociale repubblicano in Romagna e a Ravenna. Il filo conduttore del libro è però la rivalità tra la cultura politica mazziniana e quella socialista, in ambito internazionale e nazionale prima e romagnolo poi. Gualdi è fin troppo impegnato nel descrivere le capacità di previsione di Mazzini sui disastri del comunismo e, al contrario, sulle virtù dell'associazione tra capitale e lavoro della quale ? si evince ? la cooperazione sarà l'espressione più efficace, anche se la mancata partecipazioni delle classi abbienti favorì l'ascesa del socialismo classista in una regione già ?sovversiva?. Agli ultimi anni dell'Ottocento e ai primi del Novecento sono dedicate le pagine migliori del volume nelle quali le vicende politiche, associative e cooperative si intrecciano con un'efficace ricostruzione delle strutture economiche e sociali della provincia ravennate, in particolare dei problemi relativi ai rapporti tra braccianti e mezzadri. E' qui colto uno snodo importante della storia politica romagnola: il settarismo socialista e l'ideologia collettivistica producono una forte identificazione del partito con il bracciantato, ma provocano seri contrasti con i contadini e con i mezzadri verso i quali, invece, riesce ad essere efficace il partito repubblicano che trova così un suo solido collegamento con una parte del mondo rurale. E' questo uno dei fattori, insieme alla forza associativa e cooperativa, che permetterà ai repubblicani romagnoli di caratterizzarsi come una subcultura regionale peculiare. Qualche zona d'ombra resta invece nei capitoli dedicati all'ascesa del fascismo e alla cooperazione durante il regime. Le divisioni tra cooperative socialiste e repubblicane favorirono l'azione dello squadrismo anche in una provincia, quella ravennate, in cui la forza locale del fascismo era davvero scarsa: furono davvero solo i socialisti i responsabili dello scontro e delle rotture del primo dopoguerra? L'autore sottolinea efficacemente come fosse proprio il movimento cooperativo nel mirino degli attacchi fascisti perché rappresentava il centro della vita locale e che i repubblicani mantennero una posizione passiva finché le azioni violente furono indirizzate solo contro i socialisti, ma non emerge una valutazione sulle ragioni della mancata percezione delle reali caratteristiche distruttive del fascismo. Infine, nelle pagine dedicate agli anni del regime, durante i quali la cooperazione di matrice repubblicana e socialista fu forzatamente unificata e fascistizzata, prevale la descrizione delle vicende aziendali della ?Muratori? senza approfondire il tema, importante per la storia della cooperazione, delle continuità tra periodo giolittiano e fascista.


Lorenzo Bertucelli