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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Partito inquieto. Organizzazione, passioni e politica dei socialisti italiani dalla Resistenza al miracolo economico

Paolo Mattera

Roma, Carocci, pp. 347, euro 22,30 2004

Paolo Mattera ha tratto dalla sua tesi di dottorato in Storia dell'Italia contemporanea presso l'Università di Roma Tre un bel libro, basato su un'ampia ricognizione negli archivi (anche per ovviare alla parziale dispersione di quelli del PSI) ed un uso brillante delle fonti, spesso inedite (a partire dalle lettere dei militanti di base a Lelio Basso e a Pietro Nenni, largamente utilizzate dall'autore). Presupposto metodologico della ricerca è il ruolo fondamentale che i partiti di massa ebbero, negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo appena trascorso, nella creazione e nel consolidamento della democrazia italiana, ruolo che, secondo i più recenti sviluppi della storiografia politica, va analizzato affiancando allo studio delle scelte politico-ideologiche dei dirigenti una maggiore attenzione, grazie anche al contributo delle scienze sociali, nei confronti degli aspetti organizzativi ed associativi degli stessi partiti. All'interno di questa impostazione, oggetto della ricerca è stato dunque il PSI, dalla Resistenza fino al '56 (che è il vero termine ad quem del libro). Ne emerge l'immagine di un ?partito inquieto? (p. 18), esposto sia alle pressioni della situazione internazionale che a quelle del PCI, con una irriducibile pluralità interna come carattere distintivo, fattore a un tempo di attrattiva e di abbandono, di forza e di debolezza. Contemporaneamente assistiamo, dal 1943 al 1956, attraverso la rifondazione, la Resistenza, la scissione saragattiana, la sconfitta del 18 aprile, la guerra fredda, all'evoluzione del modello stesso di partito, dall'associazionismo prefascista ad un partito di funzionari, rigorosamente costruito, in sostanziale accordo con Nenni, da Rodolfo Morandi, vicesegretario dal 1949 fino alla sua prematura scomparsa nel 1955, quando già stava presagendo il mutamento dei tempi. Una scelta per certi versi forzata, nel clima di forte scontro ideologico di quegli anni, ma che certamente non aiutò il PSI a mantenere il voto di quell'opinione pubblica democratica che nel 1946, nelle elezioni per l'Assemblea Costituente, lo aveva largamente appoggiato, preferendolo al settarismo del PCI. Largo spazio viene dato, nella ricerca di Mattera, oltre che all'analisi delle vicende interne al Partito (dalla sconfitta dell'esperimento ?centrista? di Jacometti e Lombardi al dualismo Basso-Morandi) al ruolo dei giovani e delle donne, al problema sempre impellente dei finanziamenti, agli aspetti della ritualità e della propaganda. Sullo sfondo resta sempre il problema dei rapporti con il PCI e la sua evoluzione, dalla ?solidarietà naturale? dell'immediato dopoguerra al frontismo, dall'?apertura a sinistra? alla ritrovata autonomia e al ritorno delle correnti. Ma, soprattutto, c'è un paese che cambia, con il miracolo economico, e che finirà per imporre, sia pure lentamente, nuove analisi e nuovi scenari politici.


Giovanni Scirocco