SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Sant’Anna di Stazzema. Storia di una strage,

Paolo Pezzino

Bologna, il Mulino, 155 pp., euro 12,00 2008

Paolo Pezzino torna ad affrontare il tema della memoria delle stragi tedesche in Italia, cogliendo lo spunto fornito dalle recenti polemiche suscitate dal film di Spike Lee Miracolo a Sant’Anna, le cui vicende hanno come sfondo gli ultimi giorni dell’occupazione tedesca in Toscana. La ricostruzione storica della strage di Sant’Anna di Stazzema si fonda sul rigoroso utilizzo delle fonti documentarie: gli archivi militari tedeschi ed Alleati, gli archivi giudiziari italiani, ma anche la memoria dei sopravvissuti alla strage e dei partigiani operanti nella zona. Vengono così individuati, nei limiti concessi allo storico, dei punti fermi, la cui evidenza costituisce una premessa necessaria per esaminare il modo in cui le vicende postbelliche abbiano influito sulle elaborazioni ed interpretazioni sulle cause della strage. Irapporti tra le dinamiche locali, proprie della comunità colpita dall’eccidio, e le dinamiche esterne - le politiche giudiziarie e le letture politiche e storiografiche dell’esperienza partigiana in particolare - costituiscono un passaggio importante nella riflessione dell’a. Dopo la Liberazione non furono celebrati processi da parte delle autorità alleate, in realtà poco sollecitate dal governo italiano, mentre il processo che si celebrò nel 1951 presso il Tribunale di Bologna si concluse con l’assoluzione dei principali imputati. La mancata individuazione dei responsabili, frutto anche in uno scarso impegno da parte delle autorità, determinò una sensazione di abbandono e di impotenza nei congiunti delle vittime e dei sopravvissuti. In tale contesto di isolamento, all’interno della comunità si svilupparono più ipotesi interpretative, le quali essenzialmente convergevano nel considerare l’attività partigiana nella zona come fattore scatenante la rappresaglia, con l’aggravante che i partigiani stessi si fossero poi dileguati all’apparire delle forze nemiche, abbandonando il paese ed i suoi abitanti nelle mani dei tedeschi. Ma per afferrare appieno la dinamica degli eventi bisogna tener conto anche della composizione delle formazioni partigiane e delle loro attività, dei rapporti tra le diverse formazioni in loco, dei rapporti con il Cln toscano e con gli Alleati, della strategia tedesca di guerra alle bande, del rapporto tra occupanti, partigiani e popolazione civile. In definitiva per comprendere quanto accaduto, per Pezzino è necessario «abbandonare qualsiasi sforzo di trovare un motivo scatenante» (p. 87), per guardare al contesto più ampio di «guerra ai civili» entro cui la strage si realizza. Le considerazioni conclusive si sviluppano infine attorno al ruolo degli «attori che modellano la memoria collettiva» (p. 127), ed in particolare al ruolo degli storici, cui spetta il compito di «rimettere in discussione in maniera fondata, sulla base di nuove fonti o acquisizioni» (p. 128) anche quelle verità ritenute intoccabili, da coloro che rivendicano una titolarità esclusiva della memoria. È il caso della visione epica della Resistenza, i cui sostenitori ancora oggi serrano i ranghi di fronte alle ricerche che con serietà affrontano il nodo irrisolto dei rapporti tra popolazione e partigiani.


Andrea DeSanto