SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Senza Stato. Le radici storiche della crisi italiana

Paolo Pezzino

Roma-Bari, Laterza, pp. XIII-185, euro 14,00 2002

I libri di interpretazione sono tra i più difficili della storiografia: è facile che risultino o delle rassegne allargate (e inevitabilmente noiose) o dei pamphlet polemici, dove la ricerca di una tesi ?appetibile? fa premio sullo sforzo comprendente proprio dello storico professionale. E' alla luce di queste considerazioni che va valutato ancor più positivamente questo libro, che riesce ad evitare entrambi gli scogli ed a presentare un bilancio intelligente ed attento di una lunga, e per tanti versi felice, stagione della storiografia italiana, unito ad una valutazione molto equilibrata e matura dei ?nodi? che da essa sono stati evidenziati. Se la tesi implicita nel titolo, cioè che l'origine dei guai italiani sia nella debolezza dello ?Stato?, non è nuovissima (ed è anche francamente discutibile: andrebbe valutato che vuol dire ?Stato?), è invece rimarchevole lo sforzo di articolazione che l'autore fa rispetto al suo tema: ?Questo saggio nasce dalla consapevolezza che la crisi è stata sì in primo luogo istituzionale e politica, ma anche di un modello di welfare e di sviluppo economico che a sua volta rimandavano ad elementi strutturali della nostra storia nazionale: il rapporto fra partiti politici e società, le modalità di strutturazione della lotta politica e di raccolta del consenso, ma anche la ricomposizione delle linee di frattura preesistenti all'ultimo cinquantennio, il ruolo dello Stato ? e della classe politica ? nei processi di modernizzazione a partire dall'unificazione? (p. IX). L'ottica di lungo periodo porta l'autore a prendere le mosse da un rifiuto di due antichi difetti della nostra cultura storiografica, non meno che politica: le interpretazioni ?catastrofiche? e la ?deprecatio temporum? che va dalle leggende sulla ?rivoluzione mancata? alle varie versioni della cosiddetta ?anomalia? italiana. Pezzino appunta invece l'analisi sulla ?struttura? della nostra storia: le difficoltà del processo di nazionalizzazione del paese, il suo difficile rapporto con la ?modernità?, e, sul versante istituzionale, il famoso ?comando impossibile? (quello che ordinava di esser liberi e liberali) secondo la fortunata definizione coniata giusto quindici anni fa da Raffaele Romanelli. Nella ricostruzione del panorama che sostanzia questa storia Pezzino tocca tutti i temi più rilevanti: il sistema politico che trova alla fine il suo equilibrio nel ?compromesso (costituzionale ma in ultima analisi anche politico)? che costituisce ?l'unico sbocco possibile di una situazione che presentava rischi di un'effettiva dissoluzione del paese? (p. 67); le crisi belliche, ma non solo, come momento estremo di rivelazione della tenuta del sistema nazionale (?c'è da valutare come una risorsa preziosa della società italiana il fatto che si trovino, in momenti critici ? i primi anni postunitari, la crisi di fine secolo, la prima guerra mondiale dopo Caporetto, la Resistenza ? le risorse umane fondamentali per evitare una definitiva disgregazione dell'unità nazionale? ? p. 94); la questione della memoria tradita e del rapporto fra resistenza ed antifascismo (e si deve rilevare che proprio su questi temi difficili e delicati Pezzino mostra tutta la sua statura di storico equilibrato e capace di elevarsi al di sopra delle mitologie correnti).


Paolo Pombeni