SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storie di guerra civile. L'eccidio di Niccioleta

Paolo Pezzino

Bologna, il Mulino, pp. 228, euro 16,53 2001

Nel giugno del 1944 nel villaggio minerario di Niccioleta nel Grossetano un reparto tedesco, composto in larga parte da volontari italiani comandati da ufficiali e sottufficiali prevalentemente tedeschi, uccise 77 persone come rappresaglia contro l'occupazione della miniera e del paese. L'episodio era stato narrato più succintamente dallo stesso Pezzino nel libro scritto in collaborazione con Michele Battini, Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944 (Marsilio, 1997). L'autore è tornato ora in modo più ampio sull'argomento sulla base di nuove ricerche d'archivio (in particolare, gli atti del processo intentato ai responsabili dopo la liberazione) e di testimonianze orali. ?Guerra civile? e ?guerra ai civili? sono due espressioni che coincidono solo parzialmente. Se nel sottotitolo del secondo libro compare ?guerra civile?, questa scelta segnala già una specificità della strage di Niccioleta rispetto a quelle esaminate nel primo libro, nel quale campeggiano come protagonisti i tedeschi. A Niccioleta la strage fu compiuta soprattutto per iniziativa dei fascisti locali e di quelli chiamati dal di fuori. Le stesse bande partigiane, comuniste e non comuniste, rimasero sullo sfondo. La loro forza fu sopravalutata da entrambe le parti, così da accrescere l'allarme nei nazifascisti e rendere poi più deludente il mancato intervento in appoggio alla difesa, molto approssimativa e preceduta dai troppo facili rilasci dei fascisti catturati, organizzata per difendere il paese dalla prevedibile reazione. La frattura nella memoria della comunità si intreccerà con il carattere di classe assunto dalle accuse rivolte ai dirigenti della miniera. Pezzino ricostruisce anche le indagini fatte dal Cln dopo la liberazione e il processo contro i responsabili della strage. In questo, come in molti altri casi analoghi, essi furono accusati solo di collaborazionismo con il nemico, che era l'unica fattispecie prevista dalla legislazione vigente, tutto il resto venendo rinviato al codice penale ordinario. Ben segnalata dall'autore è anche l'evoluzione, tecnica e politica, degli argomenti usati dagli avvocati difensori: dalla comprensione, alla equiparazione fra le due parti in lotta e infine alla rivalutazione di quella fascista. Entro questo quadro Pezzino ritorna sui problemi da lui già affrontati nel libro sulla strage di Guardistallo (Anatomia di un massacro. Controversia sopra una strage tedesca, Bologna, il Mulino, 1997): innanzi tutto il rapporto e la differenza fra giudizio penale e giudizio storico; poi la riscoperta della memoria divisa (come suona il titolo del libro di Giovanni Contini sul massacro di Civitella Val di Chiana, La memoria divisa, Rizzoli, 1997, che insieme all'opera di Pezzino ricevette il Premio Sissco 1998); infine la distinzione, che può diventare opposizione, fra etica della convinzione ed etica della responsabilità.


Claudio Pavone