SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Crisi, legittimazione, consenso

Paolo Pombeni (a cura di)

Bologna, Il Mulino, pp. 417, euro 28,00 2003

Il titolo non tragga in inganno. I saggi raccolti in questo libro non si propongono di definire, o ridefinire, in chiave politologica categorie che ormai sono entrate stabilmente nello strumentario concettuale degli storici. Illustrano invece, e comparano, secondo un metodo caro alla ?scuola bolognese?, singole vicende della politica europea in un arco compreso tra la fine dell'800 e gli anni '50 del ?900: vicende in cui una situazione di crisi (di regime, di sistema o solo ?congiunturale?) costringe le forze politiche a rimettersi in gioco, a rilegittimarsi o a porsi in maniera diversa il problema del consenso. Parziale eccezione, il saggio di F. Cammarano sulla crisi di trasformazione degli ordinamenti liberali in Gran Bretagna e in Italia e sui suoi diversi esiti, che inizia con una ricognizione storico-linguistica sugli usi della parola ?crisi? (mutuata, come tante altre nel Sette-Ottocento, dal linguaggio delle scienze naturali). I saggi, come si è detto, sono dedicati a questioni e a situazioni specifiche. E sono tutti di notevole interesse non solo per l'originalità dei temi affrontati, ma anche per la novità (almeno in Italia) delle fonti utilizzate: soprattutto riviste inglesi, francesi e tedesche, oltre che naturalmente italiane. Al dibattito politico-costituzionale in Italia e nel Regno Unito tra fine ?800 e inizio ?900 è dedicato il saggio di G. Guazzaloca: dove si stabilisce un parallelo, non nuovo ma ben argomentato, tra la crisi di fine secolo italiana e lo scontro politico-istituzionale del 1910-12 in Gran Bretagna attorno al Parliament Bill. Le riviste sono anche la fonte principale dei due saggi di argomento tedesco: quello di S. Cavazza che ricostruisce la posizione dei partiti di area liberale (DDP e DVP) in materia di istituzioni e sistema politico negli anni di Weimar; e quello di A. Ferretti sul dibattito del secondo dopoguerra in una Germania ancora scossa dai traumi del recente passato e dalle incertezze su un presente di nazione divisa. Mentre R. Baritono segue l'itinerario personale, fra Stati Uniti e Inghilterra, tra federalismo e socialismo, di un intellettuale oggi un po' dimenticato come Harold Laski. Alle riforme elettorali nel primo dopoguerra in Italia, in Francia e anche in Gran Bretagna, in particolare al dibattito sulla proporzionale come possibile base per la costruzione di una ?democrazia dei partiti? è dedicato il saggio di M.S. Piretti: il più ampio e il più ?comparativo? di tutti. Il curatore affronta infine, con attenzione prevalente al caso inglese, il gran tema del welfare state, delle sue radici teoriche e politiche, e soprattutto della funzione assunta nel secondo dopoguerra in quanto marcatore di cittadinanza, fonte di legittimazione e decisivo strumento per la raccolta del consenso. Purtroppo i saggi hanno in comune, oltre ai succitati motivi di interesse, una scrittura a volte faticosa e farraginosa. Una maggior cura formale, anche in sede redazionale (manca fra l'altro un indice dei nomi, indispensabile in opere come questa), avrebbe reso il libro più leggibile e avrebbe evitato molti refusi, alcuni dei quali imperdonabili: come quello che trasforma i ?giacobiti? in ?giacobini? (p. 360) o quello che fa parlare di uno studioso ?prematuramente comparso? (p. 403).


Giovanni Sabbatucci